Il posto fisso è morto. È l’ora della “Nuova Economia Imprenditoriale”

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Il posto fisso è ormai sempre più un miraggio e non ci vuole molto a capirlo a ben leggere tra le pieghe dei cambiamenti provocati nel mondo del lavoro dai provvedimenti economici e legislativi degli ultimi anni.

A tal riguardo Piero Formica, professore di Economia della Conoscenza, Senior Research Fellow presso l’Innovation Value Institute dell’Università di Maynooth, in Irlanda, ha rilasciato un’intervista alla redazione di ProVersi, ed ha esposto i cardini sui quali ruota la sua innovativa teoria della “Nuova Economia Imprenditoriale”.

Attraverso l’esposizione di 5 tesi e di 3 comuni denominatori, il prof. Formica delinea un nuova e per molti aspetti inedita figura del lavoratore/imprenditore:

È tramontato il tempo del posto di lavoro fisso […] Oggi, quando parliamo di lavoro dovremmo parlare delle piattaforme digitali, dell’economia della condivisione, dell’economia su domanda […] le aziende in qualche modo si disintegrano, si trasformano. Tutto questo porta alla creazione di opportunità imprenditoriali piuttosto che alla richiesta di un posto di lavoro”.

Ma anche del consumatore/produttore:

Il prosumer è il produttore-consumatore. Con le stampanti a 3D una persona ha nello stesso tempo la figura del produttore: produco ciò che mi serve”.

Figure che, in una prospettiva classica sono l’una complementare all’altra, ma che nelle teorie economiche di Formica, finiscono per coincidere in un unico soggetto: il nuovo imprenditore.

Una nuova imprenditorialità, dunque, quella prospettata da Formica, composta da individui con origini culturali e geografiche anche molto distanti, che fonda imprese globali in quelle realtà geografiche – come Dublino, Berlino, ma anche Tel Aviv, Shanghai, Bangalore, capaci di attirare giovani talenti, città nelle quali “si sono aggregate le conoscenze e le competenze più varie, che vanno dalla sperimentazione dell’idea al fatto che l’idea possa essere imprenditorializzata, attraverso varie tipologie di capitali di rischio”.

Un radicale cambio di paradigma economico, quello delineato dal prof. Formica, che si avvale di quella che lui stesso definisce “’ignoranza creativa’, vale a dire: uscire dagli schemi, dalla saggezza convenzionale per scoprire un nuovo mondo”.

Tutto ciò deve necessariamente partire dalla formazione dei giovani:

Bisogna ripartire dalla ridefinizione della scuola affinché, come accadeva in epoche passate, gli studenti possano contestualmente intraprendere studi di scienze naturali e scienze morali. È dall’incrocio di queste due grandi aree del sapere, e del voler sapere, che nasce l’interesse per l’imprenditorialità trasformativa”, ha concluso infine.

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