I profughi diventeranno i nuovi schiavi

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LaPresse04-05-2011 Taranto (Italia)CronacaTaranto, arrivo dei profughi libici da LampedusaNella foto: l'arrivo dei profughiLaPresse04-05-2011 Taranto (Italy)NewsTaranto, libyan refugees from Lampedusa to the Taranto harbourIn the pict: libyan refugees

La crisi migratoria ha aumentato negli ultimi anni il rischio di schiavismo e lavoro forzato contaminando le catene di approvvigionamento in tre quarti dei Paesi europei. Questo è quello che hanno scoperto i ricercatori, raccontato dal The Guardian il 9 agosto 2017. In particolare Romania, Cipro, Italia e Bulgaria– tutti Paesi chiave per i migranti nell’entrata in Europa- sono stati identificati dagli analisti come particolarmente vulnerabili allo schiavismo e al lavoro forzato.

Se fino a qualche anno fa i Paesi con il più alto indice di schiavitù erano la Corea del nord e il sud del Sudan, nell’ultimo anno i ricercatori hanno rilevato un’elevata crescita del rischio di schiavitù in moltissimi Paesi dell’Unione Europea.

Alexandra Channer, un’analista dei diritti umani al Verisk Maplecroft, ha affermato: “nel passato le storie di schiavismo venivano registrate nelle catene di approvvigionamento in Paesi molto lontani come il Bangladesh o la Thailandia, ma ora è molto più vicino a noi ed è qualcosa di cui i consumatori, i governi e le aziende devono stare attenti. Con l’arrivo dei migranti, che vengono intrappolati nella schiavitù moderna prima ancora di entrare nel posto di lavoro, il tasso di popolazione vulnerabile si sta espandendo”. L’organizzazione internazionale del lavoro stima che 21 milioni di persone in tutto il mondo sono soggette a una qualche forma di schiavismo, tra cui la Romania, che sale 56 posti nell’indice ed è l’unica classificata con “alto rischio”. La Turchia si trova al secondo posto, spostandosi di 52, da un rischio medio all’elevato. L’influsso di centinaia di migliaia di siriani che fuggono dalla guerra, combinato con un sistema restrittivo del permesso di lavoro in Turchia, ha condotto migliaia di rifugiati a far parte di una forza lavoro informale, spiega lo studio. Durante lo scorso anno infatti, molti marchi provenienti da industrie tessili turche sono state associate con il lavoro minorile e schiavista.

La questione in Romania è un po’ più complessa. La categoria di alto rischio del Paese riflette istanze sempre più frequenti di schiavismo moderno, ma anche un gran numero di indagini criminali in Romania, solitamente in collaborazioni con autorità d’esecuzione dell’Unione Europea. Sia la Romania che l’Italia, la quale è salita di 17 posti, hanno le peggiori violazioni riportate nell’UE, incluse severe forme di lavoro forzato come servitù e trafficanti, prosegue lo studio. Persino la Gran Bretagna, che si trovava ad un livello basso, è risultata salire ad un livello medio di rischio schiavitù, e in Germania c’è stato una crescita nella registrazione di trafficanti e violazioni di sfruttamento.

Riguardo la situazione italiana, a causa dell’area geografica nella quale si trova dove ogni giorno sbarcano centinaia di migranti, gli analisti si aspettano un incremento di schiavitù in Italia per il prossimo anno. Altrochè pagare le pensioni agli italiani: i migranti di oggi saranno i nuovi schiavi di domani, che verranno pagati 3 euro all’ora per raccogliere i pomodori, o per sobbarcarsi lavori duri pagati in nero in condizioni che l’italiano ormai non accetta più.

La colpa a questo punto a chi si affibbia? Al giovane italiano, che rifiuta di lavorare perché la paga non è sufficiente per i suoi standard? Al datore di lavoro, che pensa ai propri interessi, dato che è sommerso dalle tasse e non riesce a pagare i dipendenti, è indebitato coi fornitori e pensa al suicidio? Al migrante, che non denuncia il lavoro in nero, che accetta di lavorare 10 ore al giorno, magari sei giorni su sette, pur di portare qualcosa a “casa” (sempre che ce l’abbia)?

O forse l’unico vero colpevole è lo Stato, che continua ad accettare i migranti, che parla tanto e agisce poco, che vorrebbe ora aiutare i clandestini a casa loro, ma che poi ci ripensa e ritratta? Quello Stato che non diminuisce le tasse, che manda la gente in pensione a 67 anni, che strozza gli imprenditori e li spinge al suicidio? L’Italia sarà un Paese, e già lo è, in cui i giovani ambiziosi non troveranno chances nel proprio Paese ed emigreranno con tanto di biglietto aereo in cerca di possibilità migliori, anzi, condizioni rispettose e dignitose; i migranti saranno colpevolizzati perché “rubano il lavoro” agli italiani rimasti; e i piccoli, medi, grandi imprenditori verranno additati come evasori perché decideranno di risparmiare qualche soldo sul personale sfruttandolo esattamente come lo Stato fa con lui.
E poi in Europa faranno le loro analisi, come già stanno facendo, ponendoci quasi al livello del Bangladesh giudicandoci degli schiavisti, mollandoci da soli in mezzo al mare con migliaia di vite umane da salvare.

Bella, l’Unione Europea.

Melissa Toti Buratti

 

 

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Melissa Toti Buratti
Nata nel 1994, ha frequentato l'Università degli Studi di Verona dal 2013 al 2016, laureandosi in Lingue e Culture per il Turismo e Commercio Internazionale. Durante il terzo anno universitario ha vissuto 8 mesi in Germania grazie al progetto Erasmus, acquisendo un alto livello nella lingua tedesca. Dopo la laurea ha lavorato per sei mesi in un'azienda a Düsseldorf, completando con la pratica le sue conoscenze teoriche.