Pensieri in Libertà

BERLUSCONI E BERSANI, SOCI DELLA DITTA E DEL PARTITO DELLA NAZIONE

Prima han cancellato le ideologie, poi hanno scoperto che anche le idee potevano rappresentare un problema. Via i valori, i principi, persino le sensibilità. Solo affari. E allora il “partito” poteva trasformarsi in una società per azioni. Non a caso Bersani definisce “ditta” quel Pd erede del Pci che allora veniva chiamato “il gran partito”. Dunque perché stupirsi se nella nuova Ditta guidata dal burattino portasfiga c’è posto anche per Berlu? Associazione per affari, più o meno leciti. Ed un socio vale l’altro, quando le idee non contano più e gli unici valori sono quelli dei bilanci. Il patto del Nazareno trasformato nel partito della nazione: non devono neppure cambiare la sigla (Pdn), così si risparmia. Dentro il portasfiga insieme a Berlu e pure Alfano. Magari reimbarcano pure Fini (Gianfranco, non quello intelligente), appena avrà finito di fare l’immobiliarista a Montecarlo. Una domanda, però, e’ inevitabile. Che ci fa, in questo Pdn, il Bersani che doveva smacchiare il giaguaro? Il Bersani che si lamenta sempre degli atteggiamenti del burattino portasfiga ma poi resta, ubbidiente, al suo posto? Forse non è solo ad Alfano che manca il quid. Paura di affrontare la navigazione in mare aperto? Promesse di uno strapuntino a vita in un angolo della Ditta? Protesta e si adegua, irriso dal portasfiga che non perde occasione di rilevare l’inconsistenza dell’opposizione interna. Irrilevanti, inutili. Gufi e zavorre che non impediscono la marcia del premier e del suo alleato di Arcore. E Pippo Civati? Cosa aspetta per andarsene e provare a far politica altrove? Tutti a sognare la Grecia. Ad illudersi di creare Syriza in Italia. Peccato che, a loro, ma ci Tsipras. Forse è questo che frena i dissidenti. Forse Civati non si entusiasma all’idea di essere in un partito con Vendola e la Spinelli, forse Landini non si eccita di fronte all’ipotesi di ritrovarsi insieme a Ferrero. Così come, sul fronte opposto, Fitto non ha molte chances di creare una grande squadra con Capezzone e dissidenti vari. Ed allora tutti in Ditta, tutti nel Pdn. Mugugnando, protestando, facendo un po’ di fronda per farsi notare ed illudersi di non essere irrilevanti. Mentre l’Italia sprofonda, ma in Ditta non se ne preoccupano. I loro affari sono salvi, le tv funzionano, i posti di sottogoverno si spartiscono. Viva la Ditta, viva il Pdn.

Augusto Grandi

Riguardo l'autore

augustograndi

Augusto Grandi, giornalista professionista. Corrispondente del Sole 24 Ore. Premio St.Vincent di giornalismo nel 1997.

Ha pubblicato libri di saggistica e di narrativa. Tra i primi "Sistema Torino", "Sistema Piemonte", "Lassù i primi, la montagna che vince" (Premio Acqui Ambiente), "Eroi e cialtroni, 150 anni di controstoria", "Il Grigiocrate Mario Monti". Per la narrativa "Un galeone tra i monti", "Baci e bastonate" (premio Anguillarino), "Razz, politici d’azzardo".

È membro della giuria del premio Acqui Storia.

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