De Benedetti si mangia la stampa

La Repubblica si mangia La Stampa. Tanto per chiarire il livello della pluralità di informazione in Italia. Solo per chiarire perché, di fatto, erano anni che l’informazione era omologata. Soliti direttori che passano da un giornale all’altro e che concordano con le altre testate i titoli di prima pagina. Stesso atteggiamento zerbinato nei confronti del potere, non solo ora nei confronti del bugiardissimo ma anche prima con Letta e Monti. Tutto come prima, allora? Non proprio. Perché le sinergie renderanno superflui molti giornalisti, tutti i collaboratori. Spingendo ad una maggiore concorrenza che non sarà basata sulla qualità e la professionalità dei giornalisti, ma solo sul basso livello delle retribuzioni. Meno chiedi e più possibilità hai di restare a bordo. E l’informazione? Non è importante. Anzi, un mega gruppo editoriale serve per nascondere o mascherare le notizie, non per darle nel modo più corretto. In pratica La Stampa diventerà l’edizione locale di Repubblica in Piemonte e Valle d’Aosta mentre il Secolo XIX coprirà la Liguria per il medesimo gruppo che fa capo a De Benedetti. Alternative attuali? Quasi inesistenti. Con il Tg 5 berlusconiano che fa a gara con la Rai nel servilismo di fronte al bugiardissimo. Ma se la situazione e’ pessima, le possibilità teoriche sono immense. In una Liguria dominata dal pensiero unico dell’informazione garantita dal gruppo Repubblica-Stampa-Secolo, si aprono praterie immense per il Giornale che può pure contare su un ottimo direttore locale. Purché la direttiva non sia sempre quella di pensare solo al risparmio. E lo stesso vale in Piemonte, con l’edizione locale del Giornale impegnata solo nei tagli e con Cronaca Qui  alle prese con le stesse strategie. Di fronte all’omologazione Repubblica-Stampa servono investimenti, non tagli. Anche perché le Tv locali stanno scomparendo, travolte dalla politica del risparmio che non assicura ne’ telespettatori ne’ pubblicità. Inutile sperare nel Secolo bocchiniano, resta Libero e poco più. E restano le radio. Soprattutto quelle web in perenne attesa di sviluppo. Restano i social, con limiti colossali. Ma il problema e’ un altro: chi non è schierato con il bugiardissimo crede davvero nell’informazione? In una contro informazione? E’ il momento per una scelta. O si investe per far crescere una informazione alternativa di qualità (pagando il giusto chi lavora) o si sparisce definitivamente, schiacciati dal colosso che tutto omologa e che tutto trasforma.

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