Gli italiani ultimi nella cultura

Sarà sicuramente un caso, ma le notizie pessime su investimenti ed occupazione in Italia sono state rese note nelle vacanze pasquali, quando l’interesse generale era rivolto più alle costine che all’economia nazionale. Così a molti è sfuggito che il Paese con la maggior concentrazione di opere d’arte al mondo è anche quello che, in Europa, investe meno per la cultura.

Se poi si pensa che buona parte delle spese spacciate per culturali sono, in realtà, vergognose regalie agli amici degli amici per concerti senza qualità o per convegni senza pubblico, ci si rende conto che l’investimento vero per la tutela della cultura e per la promozione è poco più che inesistente. Mentre, con interventi mirati, il settore potrebbe garantire migliaia di posti di lavoro di qualità e consistenti ritorni economici.

Non è un caso che la pur disastrata Francia, con il 30% in più di operatori nel settore culturale, abbia abbondantemente superato l’Italia nelle presenze turistiche. Come non è un caso che i dati di Unioncamere abbiano evidenziato un aumento degli occupati in professioni “povere”. Più parrucchiere e fattorini per la consegna di pizze, meno artigiani di qualità nei settori artistici. Ma persino meno artigiani elettricisti o idraulici.

Tanto non ci sono neppure più i soldi per le riparazioni. Meglio risparmiare affidandosi, in nero, ad amici, parenti e conoscenti. La cialtronaggine di questo governo di bugiardi e di disertori della vanga ha favorito il crollo del lavoro di qualità per far crescere il sommerso di infima qualità. Cibo spazzatura in arrivo da ogni dove, lavori saltuari, sottopagati. Nessuna prospettiva per i giovani che dovrebbero affacciarsi al mondo del lavoro.

Ma, in compenso, le dichiarazioni del bugiardissimo sul nuovo Rinascimento italiano. Ma lui e i suoi disertori della vanga hanno una seppur vaga idea di cosa sia stato il vero Rinascimento? Probabilmente no. Perché per realizzare il David o il Perseo non sarebbero bastati i voucher e neppure i 500 euro di compravendita dei voti dei diciottenni. La qualità non si raggiunge cambiando lavori di infimo livello ogni 3 mesi. È senza qualità l’Italia non ha futuro.