Nella giornata di ieri, un Boeing B744 di Corsair ha dovuto evacuare in volo ben 70 tonnellate di cherosene a causa di un problema tecnico. La scorsa notte infatti, l’avaria che ha colpito il velivolo ha costretto i piloti a liberare gran parte del carburante presente all’interno del serbatoio sulle Alpi italiane e sulla parte svizzera del Giura.

L’aereo, proveniente da Parigi e diretto alle Isole Mauritius, è dovuto ritornare nella capitale francese dopo aver compiuto un ampio giro, durante il quale si è liberato del carico di carburante per “motivi di sicurezza”.

Il fatto ha creato scalpore nel territorio antistante “l’evacuazione”, e l’opinione pubblica oggi si divide su cosa potesse essere fatto in alternativa a questo tipo di operazione, a detta di molti, certamente rischiosa. Stando a quanto riportano i pareri di differenti ambientalisti e tecnici di settore, come riferito da 3BMeteo“la liberazione di carburante nell’atmosfera non dovrebbe rappresentare un rischio per l’ambiente o per la popolazione, perché una volta nell’aria il cherosene tende a evaporare. Tuttavia può capitare di riscontrare sulla superficie dei nostri laghi alpini delle macchie oleose, non attribuibili ad altro se non agli scarichi dei velivoli.“

Certamente il cherosene scomparso potrà quindi ripresentarsi sotto differenti forme, anche se agli occhi dei più il danno sembrerà inizialmente di poco conto. Ma questa volta il fatto non è passato inosservato e la stampa Svizzera ne ha dato notizia per conto dell’Ufficio federale dell’aviazione civile elvetico, a cui ora spetterà di esaminare se la manovra ha rispettato la normativa e se il rilascio di cherosene ha avuto conseguenze per l’ambiente.

Di certo procedure di questo tipo non sono insolite tra i cieli di tutto il mondo, seppure risulti rigorosamente disciplinata da regole precise. Quest’ultime, dettate dall’esigenza di ridurre il peso in caso di situazioni di necessità e quindi di estrema emergenza.

Ora non resta che indagare sul caso e accertare se effettivamente le condizioni di volo (oltre a quelle ambientali), impedivano o meno ai piloti di applicare altre soluzioni pratiche, nonché meno pericolose, per la risoluzione del problema. Quel che è certo, ad ora, è che per poter atterrare in sicurezza il velivolo ha dovuto scaricare le circa 70 tonnellate di cherosene, da un’altezza di almeno 6700 metri, sulle Alpi del Giura, in Svizzera; anche se parte del carico potrebbe sicuramente aver interessato anche le Alpi lombarde.

Concludendo, se ad essere scongiurato (questa volta) è stato il rischio derivante da un’avaria accidentale, certamente il fattore “inquinamento ambientale” permane. Quanto di quel cherosene si ripresenterà sotto altre forme, nei laghi e nei territori del versante italiano? E secondo quali criteri le autorità hanno dato il “via libera” ai piloti, consentendo perciò l’evacuazione sul confine italo-svizzero?

Di certo, l’opinione pubblica esige delle risposte precise. Non resterà che alle autorità di competenza dare adeguate risposte (mediante precisi accertamenti) a quanto accaduto.

di Giuseppe Papalia

[Photocredit: lavocedelnordest.eu]