“Il prossimo 17 aprile, al referendum sulle trivelle, inviteremo gli elettori a votare Sì”. È con questo monito che Azione Nazionale e La Destra proseguono la Convention dal titolo “Di nuovo una grande Destra” organizzata ad Orvieto, luogo ormai simbolo di ritrovo, in una nota congiunta.

E quanto emerge dal comunicato stampa pubblicato sul sito ufficiale di Azione Nazionale parla chiaro: “Intendiamo cancellare la possibilità di prorogare senza limite di tempo le concessioni per l’estrazione in mare entro le 12 miglia. Questo referendum è l’esempio di battaglie ambientaliste che diventano anche rivendicazioni dell’interesse nazionale e della difesa dello sviluppo locale. Senza cedere alla “cultura del No” bisogna saper difendere il nostro territorio contro gli interessi speculativi delle solite lobby oggi tutte raccolte attorno al Governo Renzi. Non possiamo cedere la nostra sovranità ai poteri forti che, come si è visto, siedono molto vicini ai Ministri della Repubblica”.

E’ proprio in merito al tema delle lobby che si è incentrato il maggior numero di argomenti, con l’intervento in apertura di Antonio Tisci, del comitato promotori di Azione Nazionale, il quale ha gettato le basi per la discussione sul tema in programma dal titolo: “Petrolio, un Si per dire No alle trivelle”. Parole raccolte subito dopo da Fabio Amendolara, giornalista di Libero, che su esse ha costruito e articolato il discorso centrale della giornata. Tema questo, di fondamentale importanza, data anche la risonanza mediatica di queste ultime settimane che ha smosso e appassionato il cospicuo pubblico presente in sala. Numerosi applausi infatti sono stati riservati proprio a Fabio Amendolara il quale, in merito al tema “trivelle” e alle indagini sollevate recentemente sul caso da poco ribattezzato “Trivellopoli“, ha affermato: “Quello che oggi le indagini ci raccontano è che vi è presente uno spaccato davvero interessante, il quale vede tra le propria fila faccendieri e malavitosi in grado di conversare con un linguaggio tanto mafioso quanto criminale che tanto ricorda il fatto che in Italia spesso ci siano due pesi e due misure nella politica giudiziaria. Questo ci ricorda che esistono numerose lobby che al loro interno celano molteplici interessi“.

Ma il tema delle lobby non è stato l’unico discusso e a prendere forma, sotto gli occhi dei 600 militanti presenti in sala, sono stati i dati sul problema dell’informazione presente oggi in Italia. Proprio lo stesso giornalista di Libero, infatti, ha spiegato: “Abbiamo rilevato che sulla sola Rai, le ore di informazione dedicate ai cittadini sul tema riguardante il referendum siano stato solo tre in totale. Un dato che certo fa riflettere”. E ancora, “è importante andare a votare perché bisogna far capire a questi signori, che sono immischiati con faccendieri di ogni tipo, che prima degli interessi personali e privati delle loro piccole lobby, vengono gli interessi nazionali e del popolo“.

Nemmeno il tempo di un applauso che sulla scia di Amendolara è intervenuto subito Giuseppe Di Bello, del comitato per il Sì, il quale ha analizzato, punto per punto, il testo referendario ponendo anch’egli l’accento sul perché occorra votare Si: “Bisogna dare un segnale preciso e netto di quali politiche energetiche andremo ad adottare nel corso del futuro“, proseguendo: “Il voto ‘SI’ non è soltanto una spallata al governo, ma un voler mandare a casa i petrolieri e le lobby collegate“. E ha concluso infine: “E’ un segnale preciso in merito alla politica energetica che bisognerà decidersi ad adottare. Una battaglia che certo non può essere lasciata alle sole opposizioni grilline o alle sinistre finte buoniste inconcludenti”.

Il monito sembra chiaro e univoco insomma: adempiere a un “dovere morale”, come lo definisce lo stesso Di Bello. Un dovere che, in qualità di genitori prima e di politici poi, impegna a risvegliare quelle menti da troppo tempo sopite, il più delle volte ignare o indifferenti a un tema tanto importante quanto delicato.

Un altro aspetto fondamentale, in chiusura al dibattito, è stato affrontato dallo stesso Di Bello, più volte autore di denunce circa situazioni in cui l’estrazione avveniva in prossimità di laghi o falde acquifere, con conseguente inquinamento dei campi di numerosi produttori agricoli della Basilicata. A conferma di ciò i numerosi prelievi ambientali, condotti senza alcun tipo finanziamento pubblico, hanno rilevato la presenza di metalli pesanti 1.000 volte superiori alla soglia ammessa, dai quali si evincono quanto le conseguenze derivanti dalle trivellazioni siano altamente nocive per l’ambiente circostanze, oltre che per il territorio in generale.

In conclusione il messaggio è chiaro: “Il problema che sta emergendo in Basilicata, ad esempio, non è legato tanto all’ormai ex ministro Guidi, dimissionaria in seguito alla pubblicazione dell’intercettazione che la riguarda nell’inchiesta della procura di Potenza sull’impianto di Tempa Rossa nella Val d’Agri in cui è indagato il compagno Gianluca Gemelli. Ma alle attività estrattive del greggio e del trasporto dei rifiuti, nonché al loro smaltimento errato“.

In definitiva, spetterà ora ai cittadini l’ultima parola con l’imminente appuntamento del 17 aprile.

di Giuseppe Papalia