La Destra in vacanza e il centrodestra sogna

Beh, e’ estate, mica si può pretendere che gli autoproclamati colonnelli delle destre si occupino di politica. Devono già pensare al costumino da esibire in spiaggia, devono organizzare vacanze e incontri privati. Tutto il resto è rinviato all’autunno. Sperando che, nel frattempo, gli altri politici facciano altrettanto o, meglio ancora, compiano errori così clamorosi da rianimare il cadavere delle destre riunite. Ripartendo da una stantia scuola di partito, senza partito. Evitando accuratamente di spiegare chi saranno i docenti perché vuoi mettere il gusto della sorpresa. In realtà i cadaveri delle destre si godono in anticipo le vacanze perché attendono che accada qualcosa in grado di riportarli in partita. Non importa cosa, non importa chi. Nel frattempo, mentre gli altri stanno già operando per individuare alternative, i destrini possono fare le vergini offese, evitando di partecipare a incontri e confronti. D’altronde c’è sempre il rischio che il condizionatore non funzioni e che le sedie siano scomode. E se poi non c’è neanche un buffet, cosa vanno a fare. Così persino l’altrettanto defunto centrodestra prova a rimettere insieme i cocci. Con proposte strampalate, come quelle di Vito Bonsignore che propone accordi con Maroni e Zaia, ma evitando Salvini. L’uomo di Bronte, forte del suo zero virgola, e’ pronto a spaccare la Lega. In effetti il caldo provoca effetti a volte devastanti. Eppure, tra contrasti, veti, divisioni, manie di protagonismo e liti sulla leadership, il mondo delle civiche di centrodestra e’ convinto di poter arrivare ad un 5% su base nazionale per portare una piccola pattuglia di deputati in parlamento. A far cosa non è chiaro. Ma l’importante è esserci. E non è per nulla sicuro che le destre, Lega a parte, riescano a rientrare in parlamento. Perché la mancanza di credibilità, di autorevolezza, di capacità di produrre idee e proposte, persino l’incapacità di fare un’opposizione credibile, hanno spinto gli elettori a scegliere i 5 stelle per la protesta o a disertare le urne per rassegnazione o anche per rabbia nei confronti di una classe dirigente indigeribile. Non è bastata la stangata alle amministrative per far comprendere a questa gente che la loro storia politica e’ finita, definitivamente finita. Certo, hanno ancora da spartirsi la ricchissima torta della fondazione An. Ma la politica è un’altra cosa