Il nuovo asse Russia – Giappone

Mentre il bugiardissimo si dissocia a parole dalle sanzioni contro la Russia e le conferma nei fatti, il premier giapponese Abe è pronto ad incontrare Putin per verificare la possibilità di grandi investimenti nipponici in Russia. Ovviamente i giornali di servizio italiani hanno già cominciato l’immancabile tiritera contro il revisionismo storico di Tokyo. Che, nella vicenda russa non ha ovviamente alcun peso (tutt’altro), ma è sempre utile per criminalizzare chi tenta di sfuggire al pensiero unico obbligatorio. Il problema, per le vestali del politicamente corretto, è che non sanno più con chi prendersela, dal momento che la ribellione contro il pensiero unico è ormai generale in Asia. Non c’è solo il Giappone, che pensa a riarmarsi e rivaluta la propria storia nazionale. C’è anche la Cina che ignora i diktat americani ed i pensieri corretti europei e prosegue per la sua strada di espansione planetaria ad ogni costo. C’è la Malesia, che ha deciso di acquistare navi militari dalla Cina, abbandonando i fornitori americani, ed ha invitato gli occidentali a non occuparsi mai più delle ex colonie. Un atteggiamento, quello malese, che rappresenta uno schiaffo sonoro a tutti gli imbecilli politicamente corretti che vorrebbero portare alla fame le popolazioni europee per rimediare ai danni provocati dal colonialismo.
No, i malesi non vogliono risarcimenti di sorta. Vogliono solo che gli occidentali se ne stiano a casa loro. Ma per i buonisti di tutto il mondo le cattive notizie non sono finite. Le Filippine, altra ex colonia prima spagnola e poi yankee, se ne fregano degli Usa. Il presidente di Manila insulta pesantemente Obama, gli americani negano una fornitura di armi e le Filippine se le comprano in Russia. E nel frattempo dialogano amichevolmente con Cina e Giappone. Un mondo che si muove anche senza l’Occidente, anzi ignorando bellamente le opinioni dell’Occidente. Se il Giappone dovesse ignorare le sanzioni e si accordasse con Mosca, per l’Europa sarebbe una sconfitta di notevoli proporzioni. Non soltanto sotto l’aspetto economico, ma anche strategico. Economico soprattutto per Paesi come l’Italia, perché la Germania, capofila europeo delle sanzioni, è anche la prima ad ignorarle quando si tratta di realizzare il raddoppio del North stream dopo aver bocciato che il South stream che avrebbe favorito l’Italia.
Un accordo con il Giappone porterebbe le industrie nipponiche ad investire in Russia non soltanto per l’approvvigionamento di gas e petrolio, ma anche per la costruzione di un settore industriale competitivo. Le proiezioni sul prezzo del greggio, infatti, indicano una ripresa dei prezzi per i prossimi anni, ma un successivo crollo legato al maggior utilizzo di fonti rinnovabili e pulite. Dunque la Russia dovrà diversificare la propria economia in tempi rapidissimi. Potrebbe essere il Giappone ad approfittarne, senza dimenticare la Cina, sempre più partner strategico di Mosca. Mentre l’Italia del bugiardissimo parla, parla, parla..