Al voto un popolo di accattoni

E’ un peccato che la campagna elettorale per il referendum sia ormai alla fine. Altre due settimane e il bugiardissimo avrebbe promesso anche la cura anti cancro, la ricrescita dei capelli, la fontana della giovinezza. Ma già così non c’è da lamentarsi: soldi per i contratti degli statali, soldi per le pensioni, soldi per i diciottenni. Poi, da lunedì, si vedrà cosa potrà essere realizzato davvero.
Perché in Europa hanno già detto che la manovra del bugiardissimo non va bene. Ma per non rovinare le promesse referendarie se ne riparlerà a urne chiuse. E il bugiardissimo potrà sempre dar la colpa a Bruxelles se non potrà mantenere gli impegni. Perché da qualche parte bisognerà pur trovarli, tutti questi soldi. L’Europa, nella migliore delle ipotesi, concederà all’Italia di spendere soldi italiani, non è che le risorse potranno arrivare da Bruxelles. Ma agli italiani non importa nulla di questi particolari. I sudditi applaudono il padrone che lancia i resti del banchetto alla folla affamata. Forse ha ragione Boldrini quando propone di cambiare le scritte sulle opere del passato. Non tanto gli anni, in numeri romani, dell’Era Fascista. Ma la scritta dell’Eur andrebbe cambiata, anzi proprio cancellata.
Già la definizione di palazzo della civiltà italiana non ha più ragione di esistere. E poi diventa ridicola, quasi offensiva, la scritta che campeggia sul palazzo. Un popolo di eroi, questo? Meglio scrivere “popolo di cortigiani”. Navigatori? Chiedere a Schettino. Poeti? Beh, abbiamo Fedez. Santi? Meglio evitare l’argomento, di fronte al vuoto delle chiese grazie anche a monsu Bergoglio. E gli artisti? Le oscenità banali che vengono spacciate per arte fanno rivoltare nella tomba non solo Leonardo e Michelangelo, Caravaggio e Tintoretto, ma anche i più bistrattati produttori di croste dell’Ottocento.
E i pensatori dove sono? Quelli dei think tank che sfornano gli ordini da impartire al bugiardissimo. Gli scienziati magari ci sono, fuggiti all’estero e per questo meritevoli della definizione di trasmigratori. No, meglio cancellare la scritta, meglio abbattere l’Eur ed anche il Colosseo. Cancelliamo una grandezza che non ci appartiene più. Popolo di accattoni, di furbetti a caccia di concessioni dal potente di turno. Questa è l’Italia che andrà al voto domenica.
O che resterà a casa perché anche scegliere è diventato troppo faticoso. Occorrerebbe pensare, ma è un’attività che non è più prevista. Popolo di aspiranti chef, di aspiranti commissari tecnici del calcio, di aspiranti veline. Aspirare si può, l’importante è che nessuno chieda un po’ di impegno per allenare in terza categoria, per imparare a cucinare un uovo sodo, per imparare a muovere due passi di danza. Comunque vada domenica, lunedì l’Italia resterà quella di sempre.