I radical chic francesi sanciscono la morte della cultura europea

Jean d’Ormesson, in una lunga intervista zeppa di luoghi comuni politicamente corretti, riesce comunque a porre un problema vero. La fine dell’Europa è legata alla fine della sua egemonia culturale, strettamente connessa a quella economica. La banalità nel ragionamento dell’intellettuale francese è rappresentata dall’immagine di un’Europa povera economicamente. Eppure il Vecchio Continente resta ancora il primo mercato mondiale. Ambito, non a caso, dai cinesi che stanno realizzando la Via della Seta ferroviaria proprio per ridurre i tempi di consegna delle merci. In compenso non si vedono più intellettuali europei di dimensione mondiale.
Ma non se ne vedono neppure americani, cinesi, africani. Il Nobel per la Letteratura è ormai ridotto ad una farsa, politicamente corretta ma fastidiosa ed irrilevante sotto l’aspetto della ricaduta sui popoli. Il solito circolo per i soliti amici degli amici. Ma la mancanza di egemonia culturale europea sta contribuendo alla distruzione della popolazione europea. Se in Italia vengono trasformati in guru del pensiero personaggi come Saviano e Baricco, è evidente che non si può pensare ad un Rinascimento culturale. Ma non va meglio in Germania e neppure in Francia, nonostante il tentativo di tutela della lingua francese contro l’invasione dell’inglese.
Le famigerate tre “i” della riforma scolastica berlusconiana portavano, inevitabilmente, alla quarta “i”: irrilevanza. Irrilevanza della cultura che porta ad un peggioramento complessivo della società. Più informatica e meno inventiva, più inglese e meno ingegno, più impresa e meno intuizione. E con tutti questi segni negativi, non si costruisce un’impresa di successo. Cresce l’impoverimento. D’Ormesson si attende una nuova egemonia culturale legata alla crescita economica di Paesi come l’India, la Cina, il Brasile. E il fatto che inserisca anche il Brasile è la dimostrazione della lontananza dell’intellettuale transalpino dalla realtà. Ma in fondo, a lui come agli intellettuali radical chic di tutta Europa, va benissimo la resa del Vecchio Continente. Après moi le déluge. Dunque l’Europa può sprofondare, visto che i vecchi guru non ci saranno più.
Purché, è l’unica condizione per rendere felici gli intellettuali politicamente corretti, non vincano i populisti. Che non hanno cultura, secondo la gauche caviar. E non si capisce quale sia il problema dal momento che sono proprio i numi tutelari del pensiero debole europeo a constatare la morte della cultura di casa nostra. Basta con Platone, con Dante, con Hugo, con Goethe. Ma se il nulla deve essere, che nessuno provi a difendere le nostre radici.
Augusto Grandi