Elogio del pelo pubico

Celebrata dagli antichi, ma ostracizzata nel mondo moderno. Il pelo sulla vulva ha conosciuto un lungo periodo di ostracismo causato da una società troppo assuefatta alla pornografia che ben poco ha di reale. E così tante donne si sono trovate costrette ad atroci sofferenze con rasoi e cerette pur di soddisfare un maschio che dimentica valori nostrani quali “Donna pelosa, donna virtuosa”. 
Il pelo è pelo, poco da dire. Basti pensare a quadri come L’origine del mondo di Gustave Courbetper capire l’essenza stessa di quella selva: ovvero l’erotismo. Quel pelo enfatizza  squisitamente arte erotica, sovraccarica di stratificazioni culturali e ormai della lunga storia della sua fruizione: tutti elementi che possono dirci molto anche sull’evoluzione del gusto e della mentalità. È una rara e profonda meditazione sul potere vivificante di Eros, un gesto artistico radicalmente lirico, un’epifania del nesso che lega sessualità, gioia di vivere, vita, riproduzione.
Lo sanno bene anche registi quali Tinto Brass che nei suoi capolavori cinematografici, quali Paprika e Fallo!, ha sempre cercato di mostrare donne con una vulva pelosa. Una scelta che vuole rifarsi ai canoni degli anni sessanta, ma anche l’enfasi di un qualcosa di misterioso ed enigmatico.
Il pelo rappresenta le porte del paradiso, di una femminilità che va a stretto contatto con elementi quali la dolcezza derivante da quell’istinto materno presente nelle donne. Quanto avviene lì è un mistero perché è proprio da lì che trova origine la vita e proprio per tal motivo deve esser celato a sguardi indiscreti. Nel mondo moderno, scarnificato da una pornografia che ha distrutto la femminilità della donna, è tutto scomparso. Il pelo diventa simbolo della sporcizia, della donna reazionaria o femminista. Sopratutto i maschi, assuefatti da stereotipi sbagliati, spingono le loro stesse compagne a scelte dolorose. E così assieme alle fameliche diete dimagranti nelle quali donne corpose cercano disperatamente di essere quelle che non sono, si aggiungono altre tragedie sessiste.
Fa piacere vedere che nelle numerose proteste dell’otto marzo molte donne abbiano mostrato le loro nudità con un fiorente pelo. Del resto anche il volgare nome di Fica si rifà a un preciso frutto della qualità nera detta mulingiana, che quando è maturo e leggermente spaccato fa intravedere il rosso dell’interno, e quindi somiglia alla vulva femminile incorniciata da peli.