Dalle sedicenti BR all'autoattentato di Putin

Per il giornalismo italiano sembra che gli anni di piombo non siano mai finiti. E, come i cani di Pavlov, scattano con un riflesso condizionato di fronte ad ogni avvenimento che crei imbarazzo nella loro mente politicamente corretta. I padri ed i nonni erano quei criminali della disinformazione che si dilettavano nelle definizioni di “cosiddette Brigate Rosse” o incolpando i missini di faide interne di fronte a due militanti uccisi dalla Br a Padova o per il rogo a Roma in cui morirono due figli di un dirigente missino, ammazzati dai “compagni che sbagliano”. Ora i figli ed i nipoti si scatenano in analisi ottuse per sostenere che Putin ha organizzato l’attentato nel metro di San Pietroburgo per ricompattare la Russia scossa dalle oceaniche manifestazioni di protesta contro la corruzione. Quelle manifestazioni oceaniche che, secondo gli organizzatori, avevano radunato 7mila persone a Mosca, in una città che, con i sobborghi, arriva a 18 milioni di abitanti. Davvero oceaniche, davvero preoccupanti per Putin. Anche perché le manifestazioni erano proseguite e da 7mila contestatori teorici si era passati a 200: un grande successo. E per combattere 200 ragazzotti, Putin avrebbe organizzato l’attentato, per giustificare eventuali repressioni. Inutile sperare che l’altrettanto inutile Ordine dei giornalisti intervenga contro  questi divulgatori di menzogne. Per loro le fake news sono soltanto quelle che smascherano i loro sporchi giochi. Analisi siffatte, invece, rientrano nel diritto di cronaca (falsa). D’altronde qualche giornalista ha mai pagato per le “sedicenti Br” o per le inesistenti “faide interne” missine? Ovviamente no. Archiviato il periodo della disinformazione politica ci si è potuti dedicare all’incensamento di Gianni Agnelli e di Carlo De Benedetti. Con la medesima onestà intellettuale, con la stessa schiena dritta.
Augusto Grandi