Fernando Aiuti e il bacio che fece la storia dell’AIDS

Ci sono delle fotografie che entrano nella storia dell’umanità, una di queste è quella che nel 1991 immortalò il bacio tra l’immunologo Fernando Aiuti e Rosaria Iardino, una giovane sieropositiva che fino a quel momento era stata vittima dei pregiudizi sull’AIDS.

La sindrome da immunodeficienza acquisita (AIDS) è una malattia del sistema immunitario causata dal virus dell’immunodeficienza umana (HIV). Il virus HIV intacca il sistema immunitario limitandone le capacità, rendendo gli afflitti da questa patologia estremamente sensibili alle infezioni e ai tumori e questa sensibilità aumenta con l’aggravarsi della malattia.

L’AIDS è una malattia relativamente recente, essendo stata individuata solamente nel 1981 e, nonostante il progredire della ricerca medico-scientifica, non è ancora stata trovata una cura definitiva ed efficace per questa patologia. Il virus dell’HIV si trasmette in svariate modalità: dai rapporti sessuali alle trasfusioni di sangue contaminato, fino alla trasmissione verticale tra madre e bambino durante la gravidanza.

La rapidità con la quale questa malattia si è diffusa ha fatto parlare di una vera e propria pandemia e, sebbene le cause della sua diffusione non sono mai stata del tutto chiarite, la teoria più accreditata è quella che i primi contagi siano avvenuti in Africa a causa dei contatti tra l’uomo e le scimmie affette dal virus dell’immunodeficienza delle scimmie (SIV). I primi contagiati avrebbero fatto iniziare la pandemia attraverso le vaccinazioni contro il vaiolo effettuate con aghi non sterilizzati e attraverso la prostituzione.

Inizialmente questa patologia era stata associata all’omosessualità e all’abuso di droghe dato che i primi casi si erano manifestati proprio nelle comunità omosessuali e di eroinomani venendo chiamata G.R.I.D. (Gay Related Immune Deficency). Solo nel luglio del 1982, quando fu stabilito che non era associabile solamente alla comunità gay, il nome venne mutato in AIDS.

I primi casi che mediaticamente fecero discutere l’opinione pubblica circa questa patologia furono le morti dell’attore americano Rock Hudson, del parlamentare inglese Nicholas Eden e la morte del frontman e leader dei Queen Freddy Mercury. In Italia l’AIDS restò per molti anni una malattia taboo, una patologia che rendeva chi ne era afflitto temuto oltre ogni limite. Come era accaduto secoli prima per la peste, i malati di AIDS italiani erano considerati come degli appestati, delle persone da allontanare e mettere in quarantena per il timore di venire contagiati.

In questo senso il professor Fernando Aiuti, immunologo e fondatore dell’Anlaids (Associazione Nazionale per la lotta all’Aids), fu un vero pioniere, facendo un gesto che sarebbe entrato nella storia sia della lotta a questa malattia che di quella dell’Italia. Era il 2 dicembre del 1991 quando alla Fiera Campionaria di Cagliari il prof. Aiuti baciò sulle labbra la sieropositiva Rosaria Iardino, nell’estremo tentativo di convincere la platea che il virus HIV non poteva essere trasmesso per via orale.Rosaria Iardino era vittima di continue discriminazioni a causa della sua malattia, era stata licenziata dal ristorante dove lavorava e continuava ad essere trattata come un’appestata.

L’immagine del bacio immortalata da un fotografo fece il giro del mondo divenendo ben presto un simbolo della lotta all’AIDS.

Il professor Aiuti così come molti dei suoi colleghi furono i veri protagonisti della lotta contro l’AIDS. Sensibilizzando le masse circa questa patologia non solo resero un grande servizio alla comunità, ma fecero qualcosa di tangibile per aiutare i milioni di malati che già all’epoca erano preda dei pregiudizi ed erano vittime inermi dell’ignoranza collettiva.

Con il passare degli anni, anche se non è stata trovata una cura definitiva che debelli l’AIDS, sono stati prodotti alcuni farmaci che sia bloccano l’avanzare della patologia sia, in alcuni casi, sono in grado di farla recedere lievemente.

L’unica malattia per la quale ancora non è stata trovata alcuna cura purtroppo è l’IGNORANZA.

Carlo Alberto Ribaudo