Il napoleonico Macron delude i giornalisti italiani

Che brutto risveglio per i giornalisti di servizio italiani. Quelli che annunciavano orgasmatici il trionfo di Macron contro l’odiata Marine Le Pen. Quelli che erano ancora più tronfi dopo il successo di Macron alle politiche. L’Europa sconfigge i populisti. Maggior integrazione europea, apertura sugli invasori (quelli che in Italia si definiscono migranti), collaborazione con l’Italia e con Bruxelles. Un secolo fa? No, solo il mese scorso. Ma ora, in due giorni, i disinformatori di professione hanno incassato due ko fenomenali. Prima Macron, fregandosene dell’Italia, organizza a Parigi un vertice sulla Libia portando al tavolo i due principali contendenti. Poi decide che va ridiscusso l’ingresso di Fincantieri in Stx France, la cantieristica transalpina. E nel frattempo aveva pure rispedito in Italia le grandi risorse che avevano superato il confine di Ventimiglia.
Uno schiaffo dopo l’altro. Ma i giornalisti di servizio spiegano che Macron è buono e deve fare la faccia feroce solo per accontentare il pubblico francese, dal momento che la sua popolarità è in rapido calo. Può essere per calcolo elettorale, per una colica renale o per un litigio con l’attempata compagna, ma il risultato non cambia. Ed è un risultato pesantemente negativo per il governo italiano e per l’inetto ministro degli esteri, quell’Angelino Alfano che ad Arcore vorrebbero riabbracciare. Tanto per dimostrare che un centro destra a guida Berlu continuerebbe il fallimento in atto. Ma l’aspetto più tragico e’ che gli schiaffoni di questi giorni non sono stati dati da un personaggio di primo piano alla guida di un Paese in ottima salute. La Francia è in crisi come l’Italia e Macron non ha né la statura ne’ il carisma di un grande politico. Ma di fronte all’accoppiata Gentiloni-Alfano anche un nano può sentirsi un gigante. Forse qualche risultato l’Italia riuscirà ad ottenerlo, perché in un negoziato si parte chiedendo cento e ci si accorda a 50. Non va però dimenticato che la Francia tende a tutelare gli interessi dei transalpini, a prescindere dalle posizioni politiche.
E lo sgarbo italiano a Bollore’, per tutelare la famiglia di Berlu nella scalata a Mediaset, non è stato gradito non solo dal finanziere bretone ma neppure dal governo di Parigi. Ora l’Italia paga anche per l’inciucio tra Berlu ed il governo di centro sinistra. Il tg5 potrà anche attaccare Macron per tutelare Gentiloni e Alfano, ma all’Eliseo se ne fregano.
Augusto Grandi