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Peni e cuori mangiati da donne: il Medioevo che non ti aspetti

Peni e cuori mangiati, storie di tradimento e tant’altro. Non è la trama di qualche film degli anni ’70, ma una considerevole parte di letteratura medievale. Non ci si aspetterebbe (forse) mai che in un’epoca oscura come quella medievale potessero essere esibite senza pudore storie con oggetto cuori e peni mangiati. In realtà nella letteratura dell’età di mezzo sono molti i riferimenti a questo bizzarro argomento. Il mondo medievale portava con sé racconti della tradizione popolare – orale e scritta – che sembravano staccarsi nettamente dall’aura generata dalla Chiesa, secondo cui ogni piacere (di qualsiasi tipo) doveva essere respinto e represso, tuttavia il pubblico, sia a corte, sia nelle piazze, si divertiva ad ascoltare o leggere narrazioni il cui tema preminente era l’amore, proposto in una chiave decisamente particolare.

Uno degli argomenti prediletti ‘’nell’oscura epoca medievale’’ era il Cuore mangiato. Non si trattava di una narrazione splatter, ma di un’antica tradizione che aveva origini molto lontane e che coniugava fonti scritte e orali.

Ciò che accomuna i vari racconti sul cuore mangiato è la trama che vede una situazione tipica, sviluppata poi con alcune varianti, talvolta anche minime. Solitamente l’incipit vuole la presenza di tre persone: il marito, la moglie e l’amante. Ognuna di queste possiede il proprio ruolo: il marito, dopo aver sospettato dell’infedeltà della moglie, uccide (o fa uccidere) l’amante strappandogli il cuore, dopodiché ordina al cuoco di cuocere il muscolo con una salsa succulenta. La pietanza viene servita durante la cena e data in pasto solo alla donna, la quale apprezza molto ciò che le è stato offerto. La moglie domanda di che cosa si tratta e la risposta del marito è sempre tanto sconvolgente da far svenire la donna, che, una volta rinvenuta, decide di non cibarsi d’altro cibo e si lascia morire di stenti o si getta dal balcone.

Fino ad oggi la testimonianza del cuore mangiato più lontana che possediamo è quella di Ovidio che nel VI libro delle Metamorfosi racconta, indirettamente, la storia di Tereo e Procne e del loro figlioletto Iti: il cuore del bimbo fu dato in pasto al padre Tereo perché questo aveva violentato la sorella di Procne, Filomela. Altre fonti che riguardano tale tema sono le Vidas (racconti che nascono dalle vite dei trovatori), il Novellino e il Decameron, che fa riferimenti alla cardiofagia nella novella di Guglielmo Rossiglione e di Tancredi e Ghismunda.

Ancora più curioso è un tema associabile a quello del cuore, ma che riguarda un altro muscolo: il fallo. Il protagonista di racconti simili è Ignaure, un famosissimo cavaliere (citato da diversi autori e classificato al secondo posto nella pole position dei migliori amanti medievali) che amava in contemporanea dodici donne. La storia, contenuta in un manoscritto, narra che le donne fossero molto amiche, così come i loro rispettivi mariti. Un giorno le donne decisero di recarsi in un verziere e di fare un gioco: venne eletta una regina che doveva ascoltare la confessione di ognuna delle altre donne per capire chi, tra loro, fosse quella che aveva più amori. Scoprirono che tutte amavano Ignaure e, sentitesi prese in giro, attuarono un piano: l’avrebbero fatto andare nel verziere e lì l’avrebbero ucciso. Il cavaliere, però, con le sue parole riuscì ad avere la meglio su tutte le donne, raccontando loro di amarle allo stesso modo. Uno dei mariti delle donne, che aveva assistito alla scena, riferì tutto agli altri uomini. Insieme decisero di uccidere Ignaure e di dare in pasto il suo pene – l’oggetto dell’amore – a tutte le loro mogli. Non è specificata quale fosse la quantità di cibo che spettasse a ognuna delle donne (forse un solo boccone, o forse di più), ciononostante quando vennero a conoscenza del misfatto, si conferirono la morte decidendo di non mangiare più nulla: non c’era nulla al mondo di più puro di quello che avevano appena ingerito. Siamo di fronte a un caso di fallofagia.

Trame di questo tipo non erano un unicum letterario, anzi, i racconti che circolavano davano grande spazio all’amore degli amanti: Paolo e Francesca o Tristano e Isotta sono solo alcuni dei molti esempi che si potrebbero riportare.

In conclusione, il tema del cuore (mangiato) risulta essere importante anche in epoche più vicine alla nostra: nella letteratura si può citare Stendhal, con il libro Il rosso e il nero, nel cinema la famosissima favola di Biancaneve della Disney (1937) che è ispirata ai racconti dei fratelli Grimm.  Infine nella musica si può far riferimento alla canzone di Fabrizio De André: La ballata dell’amore cieco (1974), incentrata sulla vicenda di una donna che chiede ad un uomo, che è innamorato di lei, il ‘’cuore di tua madre per i miei cani’’.

Giulia Calama

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Riguardo l'autore

giuliacalama

Nata dalla sponda veronese del lago ma lasciato il cuore dalla parte delle grotte di Catullo, colpita dai famosi versi Odi et amo. Laurea magistrale in Lettere conseguita non "perché amo leggere" ma perché mi piace scrivere. Predilezione per lavori manuali al limite tra la donna avanguardista e una donna d'altri tempi: cucino, cucio e lavoro l'uncinetto. Solo musica italiana (esclusi i Queen)