Juncker chiede meno migranti e più Europa

Più Europa e meno migranti. È la ricetta di Jean Claude  Juncker, ma i giornalisti di servizio italiani si sono soffermati sulle lodi all’Italia per gli interventi di salvataggio nel Mediterraneo. Che ci sono stati, indubbiamente, ma seguiti alla richiesta di rimpatriare tutti i clandestini che rappresentano la stragrande maggioranza dei migranti. La consueta informazioni parziale e faziosa. Con titoli sugli encomi e poche righe nascoste sulle critiche. Così come latitano le analisi sulle altre criticità europee, perché è più comodo attaccare i Paesi del gruppo di Visegrad rei di tentare di difendere i rispettivi popoli non solo dall’invasione dei migranti ma anche dall’invadenza di Bruxelles. Poco spazio, invece, ai problemi creati dall’iper europeista Macron che, per compensare la pessima Loi Travail (un jobs act in salsa parigina, ancora più indigesto di quello cucinato dal bugiardissimo), sta pensando ad una limitazione degli ingressi dei lavoratori europei.
Ciascun per se’ mentre Juncker si lancia nell’immaginare un’Europa sempre più compatta, con moneta unica per tutti ed un unico ministro delle finanze e dell’economia. Sognare non costa nulla ed ha anche il vantaggio di evitare di confrontarsi con la realtà. Perché mentre lui parla di coesione europea si avvicina il giorno del referendum in Catalogna, vietato da Madrid. Barcellona vuole l’indipendenza ma restando nell’Unione europea. Madrid si oppone. Si può avere nella Ue un Paese pronto a mandare i carri armati per fermare l’auto determinazione dei popoli?
Si può negare alla Catalogna ciò che si vorrebbe concedere alla Scozia? Meglio occuparsi di vini, di incurvatura delle banane. Mandando all’Italia segnali che il governo ignora, a partire da quelli sulle espulsioni dei clandestini. D’altronde il Pd non può fare altrimenti, già sufficientemente spaccato al proprio interno. E le opposizioni sono condannate, per ora, dall’irrilevanza della propria comunicazione. Ma saranno condannate, anche in caso di successo, dai comportamenti del bollito di Arcore e della sua corte dei miracolati. Una credibile alleanza, anche solo elettorale, dovrebbe prevedere patti chiari e pubblici che non si limitino alla cancellazione della legge Fiano ma che comportino una totale inversione di rotta, da subito, nella disinformazione elargita dal Tg5. Un segnale evidente dei veri intendimenti del bollito di Arcore.
Augusto Grandi