Ad Acqui cade l'ultimo baluardo della destra culturale

“Se ci fossero stati 10 Sburlati in Italia, la destra avrebbe conquistato l’egemonia culturale“. L’analisi di Emanuele Mastrangelo, storico, arriva dopo che la cultura di destra ha perso anche l’ultima ridotta, quella di Acqui dove Sburlati ha concluso i suoi fantastici 11 anni di guida del premio Acqui Storia. L’aveva preso quando il premio era una sciocchezzuola provinciale, con una ventina di libri in concorso ed vincitori tutti allineati alla più retriva corrente del Pci.
Dopo 11 anni l’Acqui Storia riceve 200 libri all’anno ed i vincitori hanno tendenze di ogni genere e arrivano spesso dall’estero. Ma ad Acqui il centro destra si è suicidato alle elezioni per aver rifiutato le alleanze a destra e la nuova amministrazione è guidata dai 5 stelle. Che, legittimamente e coerentemente, hanno deciso di cambiare direzione e hanno salutato Sburlati. Perché tutti, tranne la destra, sanno che la cultura è fondamentale per rappresentare la politica. Cambia la maggioranza e cambiano gli operatori e gli indirizzi culturali. È giusto così. Peccato che le destre, non avendo mai capito tutto questo, si comportino in modo opposto e stupido. Così a Carmagnola vince il centro destra ma la politica culturale continua ad essere appaltata alla sinistra. Che, alla fiera del peperone, invita a cantare un gruppo di allogeni che pretendevano di cantare Bella ciao. Il comune non è d’accordo, sui giornali esplode lo scandalo e il comune si scusa invitando il coro allogeno a cantare quello che vuole. Geniale.
Ma ora che i 5 stelle si prendono logicamente la guida del premio di Acqui, la destra resta a guardare. Eppure Acqui è in provincia di Alessandria, ai confini con la Liguria. E il centro destra guida il capoluogo Alessandria, la provincia, la Regione Liguria e la città di Genova. Invece di piangere sulla scelta dell’amministrazione grillina, nulla vieterebbe di creare alternative a Genova o ad Alessandria. O in una qualsiasi delle troppe città amministrate dal centro destra senza alcuna capacità di incidere sulla cultura locale. Da Novara ad Arezzo, da Pordenone a Pistoia, da Verona a Potenza. Quante di queste città ha biblioteche comunali che acquistano i libri e le riviste della loro area politica di riferimento invece dei soliti libri e riviste dello schieramento opposto? Quante di queste città hanno creato occasioni di incontro strutturato tra intellettuali della loro area? Forse ha torto Mastrangelo, se ci fossero stati 10 Sburlati la destra li avrebbe ignorati per non affaticarsi e per non sentirsi inadeguata.
Augusto Grandi