Nessuno va a votare e il PD viene bocciato

I grandi sostenitori dell’unità degli Stati, dalla Spagna all’Italia, avevano ironizzato sulla modesta affluenza alle urne in Catalogna, dove si era andati vicini al 50%, e in Lombardia al referendum per la semplice autonomia. Senza il 50% dei votanti, spiegavano, i risultati rappresentano comunque un fallimento. E allora cosa rappresentano i dati di affluenza in Sicilia e ad Ostia? Meno del 47% nell’isola, poco più del 35% nel municipio romano. Eppure questa volta nessuno pare mettere in dubbio la validità dei risultati. Evidentemente la legittimità non dipende dall’affluenza ma dalla faziosità. Quanto ai risultati, la crisi del Pd appare in tutta la sua evidenza.
Inevitabile in Sicilia, dopo il disastro di Crocetta. E il testa a testa tra Musumeci ed i 5 stelle dimostra che il fascino del bugiardissimo non ha superato lo Stretto. Anzi, la decisione di allearsi con il movimentino di Alfano ha dato il colpo di grazia alla credibilità del Pd. Poteva, però, essere un problema solo siciliano. Invece no. Anche ad Ostia il Pd esce sconfitto dalle urne. Nessun ballottaggio per il partito del bugiardissimo e di Gentiloni. La vittoria, al secondo turno, se la giocheranno il centro destra ed i 5 stelle. Strano, i media di servizio avevano spiegato che il disastro del sindaco Raggi avrebbe provocato il crollo dei grillini proprio come si è verificato in Sicilia per il Pd con Crocetta. Invece no. I 5 stelle mantengono le posizioni.
E ad Ostia si registra anche il successo di Cpi, con quasi il 10% dei consensi. Non bastano, però, due indizi per fare una prova della crisi del Pd. Che procede senza tentennamenti verso l’approvazione dello Ius Soli mentre gli interventi di Minniti per frenare l’invasione sono terminati e gli sbarchi sono ripresi con il sostegno dei giornalisti di servizio a partire dalla tv berlusconiana. Ostia e la Sicilia dimostrano, però, che chi sceglie di andare a votare se ne frega del condizionamento dei media. E chi non vota, dalla Lombardia alla Sicilia, da Ostia alla Catalogna, ha sempre e comunque torto.
Augusto Grandi