I Paesi dell'Est bloccano la strategia globalista dell'Unione Europea

Nel giorno del solstizio la luce europea arriva, inevitabilmente, da Est. Il gruppo di Visegrad, innanzitutto. In grado di sfidare gli euro cialtroni politicamente corretti. Ora l’Unione europea vorrebbe sanzionare la Polonia perché ha messo sotto attacco una magistratura ampiamente insoddisfacente. Però, per arrivare a punire Varsavia occorrerebbe l’unanimita’ e l’Ungheria ha già fatto sapere che si schiererà dalla parte della Polonia. Mentre la Bulgaria, che avrà la presidenza del consiglio dell’Unione europea, ha già annunciato che cercherà di favorire un riavvicinamento alla Russia, in pieno contrasto con quanto ha fatto Bruxelles sino ad ora.
Ma anche dall’Austria arrivano forti segnali di cambiamento, con una stretta nei confronti dell’invasione incontrollata. Sia chiaro, da nessun Paese arrivano richieste di uscita dall’Unione europea, perché si preferisce cambiare radicalmente la politica continentale nella consapevolezza che tutti insieme si può contare di più nello scenario mondiale. A patto, però, che gli euro cialtroni vengano mandati a casa e l’Ue possa mettersi a lavorare nell’interesse dei cittadini europei e non delle multinazionali, delle banche e dei loro politici di servizio. Vienna, in questo momento, è il simbolo della volontà di cambiamento. Destra e centro destra hanno stravinto le elezioni e hanno deciso di governare insieme.
Ma in piazza sono scesi i globalisti pro invasione, protestando contro il risultato delle urne. Loro, i globalisti, hanno una curiosa idea della democrazia e considerano antidemocratico e fasssista qualsiasi risultato contrario a quanto voluto. Non importa se le destre ottengono una maggioranza schiacciante ed i globalisti vengono spazzati via dal voto popolare. Loro scendono in piazza lo stesso per manifestare contro i fassisti e contro il popolo che ha votato. Tanto ci saranno sempre dei giornalisti di servizio che, in Italia, racconteranno la bugia del popolo austriaco contrario al nuovo governo. A Vienna, però, non vedono Rai e Tg5 ed il governo blu-nero resta saldo alla guida dell’Austria.
Augusto Grandi