Renzi affonda il ceto medio. Le destre non lo sanno

Sicuramente il Renzi non ha fatto il paracadutista. E neppure ha mai provato l’ebbrezza del parapendio. Se no avrebbe evitato una dichiarazione che, in una intervista che rappresenta ciò che non dovrebbe essere Il giornalismo, chiarisce perfettamente il suo triste pensiero sul futuro del ceto medio.
Il Renzi vuole preparare un paracadute per la media borghesia italiana. Nessun rilancio, nessuna crescita. Solo un paracadute per rallentare la caduta ed accompagnare il ceto medio fuori dalla storia, schiacciato dalle oligarchie di speculatori, banchieri, industriali della delocalizzazione. Non si parla più di ascensori sociali con la possibilità di salire di livello, solo di rallentamento della caduta. Una fantastica prospettiva. A questo punto una opposizione di centro destra attenta e preparata avrebbe preso l’intervista zerbinata al bugiardissimo e l’avrebbe trasformata in un manifesto per dimostrare le vere intenzioni del Pd. Invece niente. Meglio non tagliare i ponti con un possibile alleato per il dopo voto. E il ceto medio? Si arrangi. Provi a fidarsi delle promesse strabilianti di Berlusconi, ma nella consapevolezza che dopo il voto i rappresentanti del centro destra potranno sempre invocare un cambiamento radicale di posizioni in nome della ragionevolezza. Ecco, magari oltre al paracadute riceveranno anche un cuscino per attutire l’atterraggio. Ma di crescita, di rilancio, proprio non si parla.
Più soldi per tutti, è solo uno slogan, non un programma elettorale. Vogliamo attirare cervelli da tutto il mondo, ma non si capisce con quali soldi per pagare adeguatamente i cervelli stranieri visto che le retribuzioni da fame spingono alla fuga i cervelli italiani. Punteremo sulla cultura, è sacrosanto, ma abbiamo il 30% in meno di lavoratori culturali rispetto alla Francia. E i contratti da 400 euro per i giovani impegnati nelle attività culturali non sono un investimento sulla cultura e neppure posti di lavoro credibili al di fuori delle statistiche ufficiali. Ci sono 3 mesi per presentare delle risposte credibili su questi temi. Ma si può scommettere che il giorno del voto non sarà cambiato nulla.
Augusto Grandi