Aborto. Aumentano sempre di più i ginecologi obiettori

Raggiunge quasi il 71% la percentuale di medici ginecologi obiettori nel nostro Paese, registrata nel 2016. Un numero sostanzialmente stabile rispetto a quello dell’anno precedente (2015). A rivelarlo la Relazione annuale al Parlamento sulla legge 194/78, recentemente trasmessa dalla ministra della Salute, Beatrice Lorenzin.

“Sia nel 2015 che nel 2016 – si legge nel documento – si conferma una tendenza alla stabilizzazione delle quote di ginecologi obiettori e non obiettori, dopo un notevole aumento negli anni” della prima categoria: “A livello nazionale si è passati dal 58,7% del 2005 al 69,2% del 2006, al 70,5% del 2007, al 71,5% del 2008, al 70,7% nel 2009, al 69,3% nel 2010 e 2011, al 69,6% nel 2012, al 70% nel 2013, al 70,7% nel 2014, al 70,5% nel 2015 e al 70,9% nel 2016”.

Il diritto all’obiezione di coscienza nella legislazione italiana venne introdotto per la prima volta dalla legge 15 dicembre 1972, n. 772 che riconobbe il diritto all’obiezione contro il servizio militare di leva in Italia per motivi morali, religiosi e filosofici, introducendo quindi la possibilità di rifiutare il servizio militare sostituendolo con un servizio non armato; precedentemente non ottemperare al servizio militare obbligatorio significava che gli obbiettori di coscienza, in quanto “disertori” venivano reclusi nelle carceri militari o in ospedali psichiatrici militari, per poi perdere molti dei propri diritti civili. Tuttavia la legge del 1972 comminava pesanti limitazioni agli obiettori, che saranno poi superate dalla legge 8 luglio 1998, n. 230, che sancì il pieno riconoscimento giuridico dell’obiezione di coscienza inteso come diritto della persona: i giovani possono scegliere di difendere la Patria, con il servizio militare o con il servizio sostitutivo civile.

L’esercizio del diritto all’obiezione è possibile anche in altri ambiti, come nella sperimentazione animale e all’aborto, da parte dei medici e degli infermieri.
In questi anni di crisi economica molti giovani si affidano sempre di più al coito interrotto, metodo anticoncezionale ritenuto tra i meno affidabili messi a disposizione della coppia. Basti pensare alla progressiva riduzione delle confezioni di profilattici vendute in Italia (dagli 11,1 milioni del 2007 ai 9,3 del 2014). E la batosta (-16 per cento) non è stata recuperata dai supermercati: i singoli preservativi comprati in cassa sono passati dai 42 milioni nel 2013 ai 41,5 del 2014.