La lotta contro le fake news tramite la Polizia è da regime

Siamo ritornati a uno Stato di Polizia? Sembrerebbe di si dato che sarà la polizia a controllare, e non le autorità giudiziarie,  la fondatezza delle notizie nel corso di questa campagna elettorale.
Una notizia inquietante, che fa pensare sull’attualità del principio di libertà di parola. Far si che notizie saranno valutate e giudicate direttamente da una task force formata da poliziotti non necessariamente a fronte della commissione di un reato. Nessuna accusa nei confronti della qualità del servizio offerto dalla polizia, sopratutto quella postale impiegata da anni nella lotta alla piaga della pedopornografia, ma investire energie sulle notizie piuttosto che sulla tutela dei minori pare eccessivo.

Vi sono certamente le fake news e vi sono siti che lucrano a riguardo. Basterebbe imporre regole più precise nel web come ad esempio l’obbligo di registrazione della testata giornalistica o del blog, una norma che attualmente è lungi dall’essere attuabile.
Si preferisce quindi dar vita al “Primo protocollo operativo per il contrasto alla diffusione delle fake news attraverso il web”, predisposto dal Ministero del’Interno in collaborazione con la Polizia. Una scelta che potrebbe essere giusta, semmai limitando soggetti che causano tensioni sociali, ma che rischia di andare contro chi svolge con professionalità l’attività.
Oggi, dice Obama, il problema macroscopico della democrazia statunitense è che il suo corpo sociale, gli elettori, vivono in due mondi paralleli, composti non soltanto, come un tempo, di ideologie avverse, ma addirittura da paradigmi di realtà costruiti su set di fatti completamente diversi. “Il mondo di uno che si informa su Fox News non ha praticamente nessun punto in comune con quello di uno che si informa ascoltando la NPR”.