Ramaphosa nuovo presidente del Sudafrica: "Priorità lotta alla corruzione"

Abile negoziatore, è stato uno dei protagonisti della fine del regime segregazionista bianco.

All’indomani delle dimissioni di Jacob Zuma, travolto dagli scandal, Cyril Ramaphosa è stato eletto nuovo presidente del Sudafrica. Ramaphosa – finora vice di Zuma – era l’unico candidato e non è stato quindi necessario un voto ma solo la proclamazione da parte della presidenza dell’Assemblea.
Nel suo discorso di accettazione della carica, il neo presidente sudafricano ha detto in Parlamento a Città del Capo che la lotta alla corruzione e alla cattiva gestione di aziende pubbliche sarà una priorità della propria amministrazione. La corruzione è “negli schermi dei nostri radar”, ha avvertito Ramaphosa, eletto in seguito alle dimissioni del presidente Jacob Zuma, travolto proprio da scandali per corruttele.
Attivista politico antiapartheid, sindacalista e poi ricchissimo uomo d’affari, il 65enne Cyril Ramaphosa corona dunque la sua ambizione di diventare presidente del Sudafrica. A metà dicembre era diventato leader dello storico partito African National Congress, promettendo di cambiare pagina rispetto alla presidenza corrotta di Jacob Zuma. E ora è riuscito a costringere il rivale alle dimissioni, assumendo la guida del Sudafrica.
Nato il 17 novembre del 1952 a Soweto, la grande township di Johannesburg che fu la culla della lotta contro l’apartheid, Ramaphosa è stato uno dei protagonisti della fine del regime segregazionista bianco. Militante politico fin dai tempi dell’università, ha trascorso 11 mesi di isolamento in carcere nel 1974. Dopo la laurea in legge, fu uno dei fondatori del sindacato dei minatori, oggi uno dei più potenti del Sudafrica.
Abile negoziatore, Ramaphosa guidò le trattative per la fine dell’apartheid. Ma rimase molto deluso quando Nelson Mandela non lo scelse come vicepresidente. Diventò allora presidente dell’Assemblea costituente, svolgendo un ruolo di primo piano nel redigere la costituzione del nuovo Sudafrica.
Quando nel 1999, Mandela scelse Thabo Mbeki come suo successore, Ramaphosa si gettò negli affari, diventando in breve tempo un simbolo del nuovo capitalismo nero. Stimato all’estero, ebbe un ruolo come ispettore internazionale per la verifica della consegna delle armi dell’Ira durante il processo di pace nordirlandese.