Cosa accadrà il 5 marzo? Il centrodestra riuscirà a governare?

Il centrodestra vincerà le elezioni, con Lega e Forza Italia a spartirsi la fetta più grossa di voti, ma il governo reggerà?
E’ la domanda che ci stiamo ponendo un po’ tutti dal momento che, nonostante il 18 gennaio a Palazzo Grazioli sia stato firmato un patto sul programma da Silvio Berlusconi, Giorgia Meloni e Matteo Salvini, le divergenze tra Lega e FI sono ancora molte:
La legge Fornero. Salvini ha ripreso diverse volte l’alleato su questo punto: difatti, nonostante si legga sul programma “Azzeramento della legge Fornero”, il leader di Forza Italia ha espresso, in maniera più o meno esplicita, la volontà di lasciare in vigore alcuni punti della legge. Un esempio? Mantenendo l’accesso alla pensione ai 67 anni attuali, anticipandola “solo in alcuni casi, individuati con equità, e per un periodo di tempo limitato”.
Il possibile condono edilizio. Anche su questo punto Berlusconi non è chiaro, stando perlomeno alle sue parole a Radio24: “C’è la possibilità di una sanatoria edilizia per i casi di quello che si chiama abusivismo di necessità, solo se si restringe con il massimo rigore il concetto di necessità”. A questa affermazione il leader del Carroccio ha prontamente ribadito : “Dico no, dico fortemente no, ad ogni ipotesi di condono per abusi edilizi, il nostro territorio è già troppo cementificato, occorre abbattere tutte le costruzioni abusive, a partire dalle zone più a rischio”. Sul programma, ad oggi, leggiamo solo un generico “Tutela dell’ambiente”.
Meno vincoli dall’Unione Europea. Con l’economia leghista trainata dal duetto  Borghi-Bagnai, questo è senza dubbio il punto più scottante delle divergenze tra Lega e FI. Da un lato c’è Salvini, che (almeno a parole) è pronto anche ad uscire dall’Euro e dall’UE per tutelare la sovranità Italiana: “Il nostro programma comune dice ‘meno vincoli dall’Europa’. Questo per noi vuol dire che se ci sono regole che danneggiano le famiglie italiane, quelle regole non esistono”. In più, a prescindere dalla revisione dei Trattati Europei,  entrerebbero in campo sin da subito strumenti come i mini-bot. Sviluppati dall’economista Borghi, sono una sorta di moneta parallela che può cominciare a circolare insieme all’euro ed essere utilizzata, almeno in un primo momento, per pagare tutti i debiti della Pubblica Amministrazione nei confronti di cittadini e imprese. Nel caso poi in cui l’UE non conceda la revisione dei trattati, i mini bot si proporrebbero come moneta a corso legale, evitando così corsa agli sportelli e default finanziari per carenza di contante. Dall’altro lato troviamo invece un Berlusconi che cerca di rassicurare Junker: “Gli ho fatto vedere che il nostro programma è stato firmato anche dalla Lega quindi l’ho rassicurato. Junker ha detto “eccellente”. In Ue si guarda con speranza al nostro risultato positivo contro il populismo, visto che la sinistra si è fatta da parte”. Il Cavaliere inoltre è “andato a Canossa” dal Partito Popolare Europeo (di cui FI fa parte), la cui maggioranza relativa è rappresentata dal CDU ossia il partito della Merkel, dove ha assicurato il rispetto del vincolo del 3% sul rapporto deficit/PIL e la permanenza dell’Italia nell’euro.
Questi sono i tre temi su cui maggiormente incidono le diverse opinioni di Lega e FI, ma non sono gli unici: i leader dei rispettivi partiti difatti non sembrano pensarla allo stesso modo nemmeno riguardo l’obbligo vaccinale, l’abolizione del Jobs Act, la Flat Tax e la reintroduzione della leva obbligatoria. Da ultimo, si sono espressi diversamente anche a proposito dell’Islam e della politica protezionistica di Trump.
Solo dalla mattina del 5 marzo sapremo se il centrodestra saprà restare unito superando le antinomie soprattutto europee dove Lega e FI siedono, non solo metaforicamente, su due posizioni diverse, o se si dovrà a breve andare a nuove elezioni, visto che entrambi escludono altre alleanze o larghe intese. Ma sarà veramente così?