Alto Adige, presentati i primi dati dell'Indagine sulla famiglia

L’Istituto provinciale di statistica, in collaborazione con l’Agenzia per la famiglia e la Consulta per la famiglia, ha elaborato la prima “Indagine sulla famiglia” nel quale vengono analizzati vari aspetti rilevanti come la situazione abitativa, economica, l’atteggiamento nei confronti della famiglia, della coppia, l’assistenza dei figli e la conciliazione tra famiglia e lavoro.
I dati emersi da quest’ampio studio, condotto su circa 3.500 famiglie altoatesine, sono stati illustrati ieri mattina (19 febbraio), nel corso di una conferenza stampa, dall’assessora alla famiglia, Waltraud Deeg, dalla direttrice dell’Agenzia per la famiglia, Carmen Plaseller, dal direttore dell’ASTAT, Timon Gärtner, e dalla sua collaboratrice, Irene Ausserbrunner.
Nel corso del suo intervento l’assessora Deeg ha affermato “è importante mettere in campo una politica coraggiosa ed attiva a favore della famiglia, perché sono le famiglie stesse a richiederla. Lo studio rappresenta uno strumento importante per sviluppare misure a favore delle famiglie”.  Analoghi concetti sono stati ribaditi da parte del direttore dell’ASTAT, Timon Gärtner.
Secondo la direttrice dell’Agenzia per la famiglia, Carmen Plaseller, i molteplici aspetti riguardanti la famiglia altoatesina emersi dallo studio devono essere visti anche come una sorta di sfida e come un quadro complessivo entro il quale sviluppare i compiti dell’Agenzia per la famiglia.
Irene Ausserbrunner dell’Istituto provinciale di statistica ha quindi illustrato nel dettaglio gli aspetti più qualificanti della ricerca disponibili anche online all’indirizzo dell’ASTAT.
Alcuni dati sulle famiglie altoatesine
La famiglia media altoatesina è composta da 2,4 membri, in altre parole il 43,7% delle famiglie altoatesine ha dei figli. Lo studio registra una crescita costante delle famiglie monoparentali con uno o più figli. La tendenza va quindi verso famiglie sempre più piccole a causa del progressivo invecchiamento della popolazione e di un sempre maggiore individualismo.
Ciononostante la famiglia viene tuttora indicata per importanza come il secondo ambito di vita dopo quello della salute. Il concetto di famiglia, secondo gli intervistati, è comunque legato per lo più alla presenza di figli, indipendentemente dal fatto che siano propri o di uno solo dei partner.
Viene inoltre registrata una crescita per quanto riguarda la sensibilità verso la paternità. Così, ad esempio, il 90,6% degli intervistati ha dichiarato che i padri oltre al lavoro dovrebbero avere tempo sufficiente da trascorrere con i loro figli. Il 72,4% degli intervistati (contro il 58,3% del 2006) ha inoltre affermato che i padri dovrebbero fare maggiormente uso dei congedi parentali.
La rilevazione registra una maggiore tendenza a suddividere equamente i compiti relativi ai figli tra i partner. Resta comunque largamente prevalente il ruolo delle madri nell’organizzazione famigliare, così come nell’eduzione ed assistenza dei figli. Restano inoltre le difficoltà per quanto riguarda la conciliazione tra il lavoro e la famiglia. Molto spesso la reazione a queste difficoltà è rappresentata dalla riduzione dell’orario di lavoro che viene adottata quasi esclusivamente dalle donne (65,7%).
I desideri espressi dalle famiglie, secondo l’indagine, si indirizzano quindi principalmente in due direzioni: da un lato si richiede alla politica di sostenere maggiormente le famiglie con strumenti di carattere economico (46,6%), e vengono ritenuti necessari anche dei passi in avanti per quanto riguarda le misure contrattuali con i datori di lavoro (29%), i servizi (14,6%) e le misure strutturali (9,8%).
Dall’altro lavoro vengono richieste anche ai datori di lavoro ulteriori misure mirate ad un ampliamento del congedo parentale e della conservazione del posto di lavoro, orari di lavoro più flessibili o telelavoro.  Attualmente circa il 45,4% delle persone interpellate ha dichiarato di avere difficoltà a conciliare il lavoro con la famiglia, mentre il 54,6% non sembra avere difficoltà in questo ambito.