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Fare il saluto romano non è reato (se per giusta causa)

Il saluto fascista, in un contesto ‘commemorativo’, non è reato. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione annullando senza rinvio “perché il fatto non sussiste” la condanna in Appello dei quattro imputati nel processo per i fatti del 25 Aprile 2016.

Secondo i giudici, il gesto, che era valso a due esponenti di Fratelli d’Italia un’imputazione per “concorso in manifestazione fascista”, (reato previsto all’articolo 5 della legge Scelba), non si può ritenere un vero reato, in quanto considerato una libera “manifestazione del pensiero” e non un attentato nei confronti della costituzione.

I due esponenti, che all’epoca dei fatti si trovavano ad una manifestazione commemorativa a Milano, avevano risposto alla “chiamata del presente” – così come riportato dal Fatto Quotidiano – alzando il braccio destro come nella tradizione fascista. Questo aveva provocando dure polemiche tra l’opinione pubblica, tanto da far aprire un’indagine nei loro confronti.

Con una sentenza, i giudici della Suprema corte hanno definitivamente respinto ogni tipo di accusa, facendo emergere l’idea di fondo secondo cui la legge non punisce “tutte le manifestazioni usuali del disciolto partito fascista, ma solo quelle che possono determinare il pericolo di ricostituzione di organizzazioni fasciste”. 

Di conseguenza quando è reato fare il saluto romano? Tutto ruota intorno all’applicazione delle due leggi Scelba e Mancino, che puniscono l’apologia di fascismo e l’incitamento all’odio e alla violenza.

Tuttavia, entrambe queste casistiche non sono così chiare come potrebbero sembrare a prima vista.

Le interpretazioni più diffuse negli ultimi anni sulla normativa vigente stabiliscono però che non è reato fare un saluto fascista se non c’è il pericolo di riorganizzazione di un nuovo partito fascista o del perseguimento di finalità antidemocratiche e discriminatorie.

Secolo Trentino