Jobs Act, svelato l'inganno: a confermarlo sono i dati dell'Inps

“È evidente a tutti che i toni trionfalistici usati da Renzi e dal Pd sui risultati del Job Act siano sempre stati solamente  una presa in giro. I dati dell’Inps certificano il totale fallimento delle politiche sul lavoro fatte dal Pd. Questo governo ha incentivato il precariato, creato disoccupazione e ineguaglianze. È l’ora di una netta inversione di marcia: stop con la tutela degli interessi di multinazionali e grande finanza e i diritti dei lavoratori  tornino centrali. Con noi al governo lo saranno”. 
Così Gian Marco Centinaio, capogruppo della Lega al Senato, che commenta i dati sull’occupazione pubblicati stamani dall’Inps.
Se è vero, infatti, che nel 2017 si è registrata una crescita di occupazione di quasi mezzo milione di posti di lavoro, occorre altrettanto dire che la maggior parte di questi sono a contratti a tempo determinato. 
Secondo i dati Inps, “si registra un saldo tra i flussi di assunzioni e cessazioni pari a +488mila”. Ma il totale si ottiene sommando “-117.000 contratti a tempo indeterminato, +58.000 di apprendistato, +10.000 stagionali e, soprattutto, +537.000 a tempo determinato”.
Sempre meno assunzioni stabili: solo il 23,2%. L’incidenza dei contratti a tempo indeterminato sul totale delle assunzioni si ferma al 23,2% nei dodici mesi del 2017 contro il 42% del 2015: praticamente meno di 1 assunzione su 4 è a tempo indeterminato.
I contratti a chiamata raggiungono quota +120%. “Tra le assunzioni a tempo determinato appare significativo – sottolinea l’Inps nell’Osservatorio sul precariato fa il punto sul 2017 – l’incremento dei contratti di somministrazione (+21,5%) e ancora di più quello dei contratti di lavoro a chiamata che, con riferimento sempre all’arco temporale gennaio-dicembre, sono passati da 199.000 (2016) a 438.000 (2017), con un incremento del 120%”. A pesare, in questo caso, l’abolizione del voucher in favore dei nuovi contratti di prestazione occasionale.