Cavalese, altro caso di parto rischioso: si nasce al pronto soccorso

“L’attuazione della nuova politica sanitaria messa in atto sul territorio trentino, che ha visto come ben sappiamo, la chiusura dei punti nascita nei quali non erano garantiti gli standard di sicurezza, ha sollevato e continua a sollevare molte proteste per i ripetuti disagi a carico delle partorienti residenti nelle zone più distanti dalla città”.
A segnalarlo, in una nota congiunta, i Consiglieri Maurizio Fugatti, Giacomo Bezzi, Claudio Cia e Walter Kaswalder.
“E’ giunta segnalazione agli scriventi, che nell’Ospedale di Cavalese, all’interno del quale il punto nascita risulta attualmente non operativo, nelle scorse ore una signora avrebbe partorito il proprio bambino al Pronto Soccorso. Madre e figlio sarebbero stati poi accompagnati al Santa Chiara di Trento dove sono stati entrambi ricoverati fortunatamente in buona salute”. “Questo episodio, – hanno continuato – sommato ad altri analoghi, non fa altro che alimentare insicurezza e inquietudine nelle donne che dovendo partorire e trovandosi in zone periferiche, sono consapevoli del fatto che manca un punto nascita entro una distanza ragionevole”.
Concludendo: “Considerato che, il punto nascita di Cavalese, è stato chiuso perché non adeguato a garantire gli standard di sicurezza, come si può definire appropriata e garante della sicurezza l’attuale gestione delle partorienti nei centri periferici?”