Borghezio: "Tra i 447 immigrati giunti a Pozzallo, circa 400 affetti dalla scabbia"

"Riteniamo - ha poi affermato - che salvaguardare la libertà e la salute di tutti non configuri - almeno per ora - il reato di razzismo”

“Con la ripartizione dei migranti e rifugiati nei vari Stati Membri dell’UE – dichiara l’europarlamentare Mario Borghezio – aumenta il pericolo della diffusione di malattie che si pensavano debellate. Ad esempio, si apprende che tra i 447 immigrati giunti a Pozzallo qualche giorno fa, ben il 90%, ovvero circa 400, sono affetti dalla scabbia”.
L’Unione Europea, che sente spesso il bisogno di intervenire nelle questioni interne degli Stati Membri, secondo l’On. Mario Borghezio, Deputato della Lega Nord al Parlamento Europeo, “non pare abbia finora pensato a come fronteggiare questo ostacolo sanitario”.
“Riteniamo – ha poi affermato – che salvaguardare la libertà e la salute di tutti non configuri – almeno per ora – il reato di razzismo”.
L’Unione Europea aveva commentato comunque positivamente l’operazione: «La Commissione Ue accoglie con favore che entrambe le navi the Protector e Monte Sperone siano sbarcate a Pozzallo e ciò è stato possibile grazie a 6 stati membri Ue che hanno deciso di accogliere condividere migranti, tra cui Italia, Francia, Germania, Malta, Spagna e Portogallo». Lo ha detto il portavoce della Commissione Ue Schinas. «L’Italia chiede da tempo una cooperazione regionale sugli sbarchi e ha ragione a chiederlo, la Commissione crede che soluzioni ad hoc non siano sostenibili a lungo termine e chiede una nuova spinta sulla base del Consiglio europeo.  Confermiamo di avere ricevuto la lettera del premier Conte che è stata indirizzata ai presidenti Tusk e Juncker. Nella lettera chiede di dare attuazione immediata alle conclusioni raggiunte al Consiglio europeo e a breve risponderemo. In generale e senza entrare nei dettagli, la Commissione condivide pienamente il senso di urgenza ed è impegnata nel dare seguito velocemente alle conclusioni raggiunte del Consiglio per quanto ci compete», conclude Schinas.