"Summer Rainbow FIDA", la serie di mostre organizzate per l'Estate 2018

È stata inaugurata sabato la mostra “Summer Rainbow FIDA” che fino al 16 settembre, a palazzo Libera, alternerà quattro esposizioni in collaborazione con FIDA Trento – Federazione Italiana degli Artisti.
La serie di mostre collettive, curate da Barbara Cappello, vedrà protagonisti Fabrizio Contino Gravantes, Nadia Cultrera, Paola Bradamante e Sarah Mutinelli (14-26 luglio); Francesca Libardoni, Luciano Olzer e Valentina Niccolini (27 luglio-9 agosto); Claudio Cavalieri, Fabrizia Dalpiaz, Gianni Anderle e Roberto Codroico (10-23 agosto); Elisabetta Moretto, Enrico Farina, Monica Pizzo e Roberto Piazza (24 agosto-16 settembre).
Per la curatrice: «La stagione estiva ricca di sole, colore, luce, percorsa da qualche temporale imperioso e acquazzone improvviso, porta con sé uno speciale fenomeno artistico caratterizzato da una rassegna iridata. Un arcobaleno lungo quanto il tempo di nove settimane, che nei suoi colori cangianti ospita quindici artisti».
La mostra è aperta al pubblico mercoledì, giovedì e venerdì con orario 14-18; sabato, domenica, festivi: 10-18. Rimane chiusa il lunedì e il martedì oltre che il 16, 17 e 26 agosto. Il 13, 14 e 15 agosto sarà aperta dalle 14 alle 22, in concomitanza con la “Festa dell’Assunta”; così come il 23, 24 e 25 agosto in concomitanza con “The Right Side Festival”. L’ingresso è libero e gratuito.
L’inaugurazione generale di sabato apre l’esposizione che dura fino al 26 luglio; seguiranno inaugurazioni dei nuovi allestimenti il 28 luglio, l’11 agosto, il 25 agosto: tutte alle 18.30 e sempre a palazzo Libera.
Il messaggio, quale emblema dell’espressione artistica presente sul nostro territorio, si esprime incisivo, forte e caratteriale con un variegato ventaglio di opere che parlano lingue differenti, data la diversità di ogni artista, ma che si intersecano e dialogano in una sequenza ritmata melodica, che come ritornello ha un unico rimando: arte.
Le emulsioni illustrate di Fabrizio Contino Gravantes, come cristalli liquidi di schegge fotografiche appaiono in scene urbane ed extraurbane scrivendo con la dilatazione dell’immagine fotografica il colore dell’impensabile in bizzarri scherzi colorati dall’innocenza; come innocente è la geometria degli omini ominidi ultra-temporanei di Sarah Mutinelli che guizzano in giochi staticamente rocamboleschi nella serietà trattenuta dalle forme geometriche volutamente sbilenche, come se fossero il prodotto ossessivo della giocosità nascosta dentro ognuno di noi.
I colori acidi ed entusiasti di Paola Bradamente esplodono, come un flash flow estivo nel gretto incolto di un fiume arso del deserto del Mojave dove incontrano per dialogo cromatico, allo sfociare del corso impetuoso d’acqua, il placido, sensuale lago lunare dei corpi divini, diafani, eterei, cosparsi dalle gocce sorgive di fonte vergine di Nadia Cultrera.
Così le emozioni svelate dalle tele di Francesca Libardoni architettano una dimensione apparente con incisiva marcatura alla vulnerabile e preziosa intimità emotiva femminile; emozioni che a distanza osservano i  segni emergenti dalle fotografie di Valentina Niccolini, quali velature dell’essere umano che compare come una visione dentro lo scatto fotografico realizzato nel tempo in cui quella apparenza rimaneva invisibile, mentre l’occhio sensibile di Luciano Olzer aleggia nei suoi concetti impressi o immortalati dalla macchina fotografica, palesandosi come il canto di una voce bianca che accoglie nelle sue corde vocali quella tangibile femminilità che contraddistingue le sue opere e con cui dialoga in questa estensione.
Ed ecco le caleidoscopiche cromature di Daniela Armani, rifrangersi come pensieri colorati dell’iride dentro la pupilla dell’occhio curioso, che per uno scherzo di luce ha sbirciato dentro il sole, mentre le melodie di colori vaporizzati dal pennello sulla tela di Fabrizia Dalpiaz, danzano come funamboli sulle corde della chitarra classica echeggiando volteggi tra le note di Segovia. Come echeggi sono le voci acquee che si stagliano tra le fiamme ardenti della metamorfica ceramica di Gianni Anderle: un tripudio di elementi primari che prende forma concreta con la foggiatura delle mani. Ed il colore azzurro si espande, come un lago cerebrale, psichedelico, dove le forme hanno una struttura pensata, ma stravolta dalle convenzioni per  mano di Roberto Codroico, quale esperto di architettura, in questo caso volutamente sconvolta.
Elisabetta Moretto intavola le sue parole, le incide col pennello nel colore, come uno scriba antico comunica qualche cosa di prezioso alleggerendo quella pietra incisa, rendendola lieve come un  tarassaco da soffiare, cosicché i semi svolazzanti incideranno nuove zolle. Mentre Enrico Farina traccia deciso, con rilievi evidenti e geometrici i concetti ed i pensieri talora comuni e tal altra complessi, rendendoli materici, tanto da indurre ad una riflessione profonda e accurata.
Monica Pizzo, invece, sviscera la terra femminile, quell’intimo stato creativo che si tocca con i polpastrelli, terra intesa come donna, come corpo talvolta con forme non canoniche all’osservatore, ma colme di emozioni e bellezza. Mentre il corpo, la materia lignea di Roberto Piazza ci appare viva, come il tronco di un albero che amiamo, ma che si è, per maestria, trasformato nell’opera scultorea che le sue mani hanno forgiato.