“Il motto ‘Me ne frego’ appartiene solo agli arditi”

Abbandonare ogni possibile strumentalizzazione politica sui motti utilizzati dagli arditi nella Prima Guerra Mondiale, ridargli il loro giusto ruolo storico e soprattutto non dimenticare le origini da cui proviene il nono Reggimento d’assalto Paracadutisti, ovvero reparto diretto erede degli Arditi della Prima Guerra Mondiale. In occasione del centenario della Battaglia del Solstizio, il comando ha voluto ricordare con un solenne discorso quanto sia necessario al giorno d’oggi poter definitivamente sdoganare certi slogan, come per esempio il famoso “Me ne frego”, politicizzati e ridotti a frasi tipiche appartenenti a certe aree politiche.

“Certi motti appartengono solo agli arditi di cui il Reggimento d’assalto ha ereditato la tradizione e la storia. Per questo ne rivendichiamo l’appartenenza: come allora caratterizzavano gli arditi, oggi ne caratterizzano gli Incursori dell’esercito” ha specificato il comandante dello stesso. Queste sono da intendersi come frasi lapidarie nelle quali è contemplato il valore di una persona o di un gruppo di persone. “Me ne frego” è un motto nato in occasione della Battaglia del Solstizio, quando il Colonnello degli arditi rispose al suo superiore, il quale gli aveva ordinato di lanciarsi con i suoi uomini in una missione suicida per la Patria, dicendogli: “Me ne frego (delle conseguenze), si fa ciò che si deve fare per il Re e per la Patria”.
Gli Incursori di oggi continuano a usare l’espressione “me ne frego del dolore”, “me ne frego della fatica”, “me ne frego dei sacrifici”, “me ne frego della mia ideologia politica o del mio credo religioso perchè faccio quello che l’autorità militare mi ordina di fare”. Si tratta solo di senso del dovere.

Anche quest’anno è stata inoltre deposta una corona di fiori sul cippo che ricorda l’eroismo degli arditi che​ alle prime luci dell’alba del 16 giugno 1918, agli ordini del Maggiore Giovanni Messe, attaccarono d’impeto gli austro-ungarici sul Col Moschin, catturando più di 300 prigionieri, tra i quali 17 Ufficiali, e 25 mitragliatrici. Quell’attacco fu il preludio all’inizio della

Seconda Battaglia del Piave, diventata poi famosa come la Battaglia del Solstizio, così battezzata da Gabriele D’Annunzio per la coincidenza con il solstizio estivo e per il significato strategico che assunse nel prosieguo della Grande Guerra.