In Cina crolla il peer to peer lending: panico fra gli investitori

Nelle ultime due settimane sono fallite 57 piattaforme, che si aggiungono alle altre 80 di giugno. Secondo il gruppo Yingcan di Shangai, così come riportato da Bloomberg, è il più grande numero di fallimenti negli ultimi due anni. Questa tendenza verso la bancarotta, le segnalazioni di inadempienze e le chiusure improvvise ha gettato nel panico i risparmiatori cinesi che si stanno affrettando a ritirare i propri soldi investiti nelle piattaforme non ancora fallite.
Gli uffici degli operatori del P2P sono stati presi letteralmente d’assalto, tanto che in alcuni casi è dovuta intervenire la polizia. Molte piattaforme hanno ingannato i prestatori. Funzionari della polizia di Shangai hanno individuato circa 160 piattaforme fraudolente. Affermano come alcune di queste abbiano utilizzato i soldi per investire in altre attività, per uso personale, o in altri casi gli stessi operatori sono fuggiti con i soldi dei clienti.  Di conseguenza gli investitori hanno perso fiducia nelle piattaforme, soprattutto quelle più piccole, facilmente inclinabili verso la truffa.
In Cina il business del peer to peer lending è tra i più sviluppati al mondo. I prestatori (ossia i soggetti interessati ad erogare denaro) sono direttamente collegati ai richiedenti (ossia i soggetti che necessitano delle risorse finanziarie) attraverso piattaforme online. Ad ogni richiedente viene affidato un rating (livello di affidabilità). Più questo livello è basso, e più i tassi di interesse per il prestatore sono alti, per compensare il rischio. I richiedenti sono attratti da questa tipologia di finanziamento poiché essa garantisce un più facile accesso ai fondi, evitando il ricorso al sistema bancario tradizionale. I prestatori hanno invece la possibilità di prevedere un tasso di interesse più alto rispetto alle normali società finanziarie o banche. È una pratica molto rischiosa in quanto non ci sono garanzie a protezione del prestatore, ed il sistema bancario non prevede nessuna regolamentazione.
In Cina le piattaforme P2P hanno circa 50 milioni di utenti registrati, ed un giro di 1,3 trilioni di yuan (195 miliardi di dollari). Di norma i risparmiatori attendono che i loro prestiti abbiano maturato degli interessi prima di riprendere i propri soldi. Ora, visto il trend negativo delle ultime piattaforme, gli utenti si sono riversati in massa per riavere i propri soldi, mentre alcuni cercano di vendere ad altri clienti il proprio “portafoglio” investito.
Una delle piattaforme più grandi, la Qian88.com è stata chiusa la scorsa settimana. Ciò ha provocato molta paura fra gli investitori che hanno letteralmente preso assaltato l’ufficio di Shenzen per cercare di riavere i propri soldi. Un’altra piattaforma molto importante sul mercato, Lqgapp.com ha sospeso le operazioni. Nella chat room online alcuni investitori avevano preannunciato difficoltà nel garantire i rimborsi, innescando un’ondata di richieste di prelievo. La società ha annunciato che tenterà di rimborsare i suoi clienti nei prossimi tre anni. Clienti che ammontano a 220mila con prestiti fino a 5 miliardi di yuan.
Il presidente della Commissione di regolamentazione bancaria ed assicurativa cinese, come riporta Bloomberg, Guo Shuqing ha avvertito che qualsiasi piattaforma di risparmio o investimento con rendimenti superiori all’8% è probabile che sia molto pericolosa. Il rendimento medio dei prestiti peer to peer lending è stato del 10,2%.
Le autorità devono ancora stilare il calendario per la registrazione formale delle aziende P2P, con la conseguenza che questo settore agisca in una sorta di “impunità”.
Tale incertezza si riflette anche nel mercato azionario, dove i prestatori di P2P sono crollati. Le azioni negli Stati Uniti dei due maggiori istituti di credito P2P della Cina (PPDAI Group Inc. e Yirendai Ltd.) sono diminuite rispettivamente del 38% e del 53% quest’anno.
Talvolta il rischio di investire per poter fruttare i propri risparmi è talmente alto, che il gioco non vale la candela.