Furlan contro Di Maio: "Voucher? Non servono e rischiano di essere un abuso anti dignità"

“Il Dl dignità va cambiato sui voucher. Non servono in agricoltura e rischiano di essere un abuso anti dignità. Siamo al fianco della Fai Cisl e dei sindacati del settore agroalimentare in questa battaglia. Il Parlamento corregga questa parte del Dl ed affidi alla contrattazione il tema delle causali”. Lo scrive su twitter la Segretaria Generale della Cisl, Annamaria Furlan, sostenendo la mobilitazione dei sindacati di categoria del settore agroalimentare a Piazza Montecitorio contro l’introduzione dei voucher in agricoltura.
Ma enti e associazioni, tra cui la Coldiretti, sostengono la politica di Di Maio, chiedendo a gran voce la rapida reintroduzione già dagli inizi di agosto.
“Ora – si legge in una nota della Coldiretti in merito – occorre fare presto perché circa la metà dei voucher in agricoltura viene impiegata per la vendemmia che quest’anno parte con gli inizi di agosto mentre sono già in piena attività le raccolte di ortaggi e frutta”.  Il messaggio dunque è chiaro, ed è in riferimento alla positiva reintroduzione dei voucher in agricoltura dove non si sono verificati gli abusi di altri settori, anche perché nelle campagne i beneficiari possono essere soltanto disoccupati, cassintegrati.
“Meno del 2% del totale dei voucher – ricorda la Coldiretti – è stato impiegato in passato in agricoltura dove sono nati e rappresentano un valido contributo all’emersione del lavoro sommerso per pensionati e giovani studenti, tra l’altro impiegati esclusivamente in attività stagionali. La riforma – continua Coldiretti – ha di fatto azzerato lo scorso anno questa opportunità nelle campagne che consente anche di avvicinare al mondo dell’agricoltura giovani studenti o mantenere attivi anziani pensionati”. “Ora – conclude la Coldiretti – è importante assicurare al settore uno strumento che semplifichi la burocrazia per l’impresa, sia agile e flessibile rispondendo soprattutto ad un criterio di tempestiva e disponibilità all’impiego e dall’altra sia in grado di garantire forme di integrazione del reddito alle categorie più deboli in un momento in cui ne hanno particolarmente bisogno”.