Chi invoca un'emergenza democratica?

Se affermo che in una democrazia parlamentare il Cittadino esercita la propria Libertà nell’ambito degli spazi definiti dalle Leggi troverò, probabilmente, poche persone che sappiano argomentare con efficacia contro quella tesi. Se poi però vado oltre e ne deduco che, lì dove lo Stato non garantisca ai cittadini il rispetto delle Leggi, vi sia un “vulnus” rispetto a quella libertà che lo Stato garantisce nell’ambito di quel Patto Sociale per cui i singoli cittadini, assoggettati al principio di eguaglianza, accettano l’esercizio del Potere da parte di una sovrastruttura statuale, avrò meno consenso. Fate pure una prova.
Questo, perché affermare che uno Stato che non applica le proprie Leggi è Liberticida e che, ovunque la Legalità sia carente, è in corso un’emergenza democratica, rovescia la Narrazione, tutta nazionale, per cui le Leggi per i nemici si applicano e per gli amici si interpretano.
Applicando la logica lì dove luoghi delle nostre città divengono piazze di spaccio è in corso un’emergenza democratica, lì dove un immigrato clandestino se “pizzicato” non viene rimpatriato, ma rimandato in strada, è in corso un’emergenza democratica e lì dove si prevede che, a tutela dell’impianto democratico dello Stato, nella Pubblica Amministrazione si entra dopo aver superato un concorso che accerti requisiti ed attitudini del candidato, qualora vi sia l’immissione di personale che non abbia superato un concorso, questa non è solo illegittima, ma rappresenta un’emergenza democratica in quanto attenta alla libertà dei cittadini come regolata dalle leggi.
Quando vi è un’Emergenza Democratica lì tradizionalmente si manifesta la Reazione. Chi ha creato ieri le Emergenze Democratiche oggi, in un dibattito che è parodia della Politica, anziché riconoscere la Reazione ed intervenire sulle cause che la determinano, invoca l’Emergenza Democratica identificandola in toto con il manifestarsi della Reazione. Questo non solo depotenzia il fatto che, in un contesto democratico una parte degli elettori con il proprio voto reagisca ad un’emergenza democratica, ma impedisce un dibattito costruttivo su come quell’emergenza possa infine rientrare.
Chi si presta a quel gioco equivoco è destinato a “pagare pegno” nel confronto elettorale.
Guardiamo alla situazione trentina. Eravamo orgogliosi di una Pubblica Amministrazione qualificata, solida, vicina alle Istituzioni e quindi “terza” rispetto alle contingenze della Politica, in grado di gestire ed interpretare al meglio le necessità legate all’acquisizione di nuove competenze dallo Stato. Le Giunte della“Magnadora”, delle consulenze a Trento RISE, dei capi uffici fuori organico che in due anni si trovano il Corso – Concorso disegnato sulla propria carta di identità e dei sindacati collusi che non sollevano problemi di legittimità sull’assunzione di precari che non abbiano superato il concorso e piegati ai conflitti di interessi legati al fatto che spesso i funzionari (magari poi dirigenti) svolgano anche ruoli politici in altre Amministrazioni locali. Questo svilimento della Funzione Pubblica è un’Emergenza Democratica e su questo si deve auspicare una Reazione. Speriamo già nel voto del 21 ottobre prossimo.