Riguardo alla venetizzazione della Provincia di Trento

Parliamo del vicino Veneto, che tanta paura sembra fare alla Politica della maggioranza uscente in Provincia di Trento. Tanto da avere bloccato per decenni quella Strada della Valdastico che la Valsugana implorava e che lo stesso Lorenzo Dellai ha riscoperto nella sua importanza, dopo oltre 18 anni di fiera opposizione all’opera, nel corso dell’ultima campagna elettorale dove in Valsugana è stato sfortunato cooprotagonista
Ragioniamo per cifre, tenendo conto che il Trentino ha la carta delle Competenze direttamente gestite con la propria Autonomia e che il Veneto all’Autonomia si affaccerà nel prossimo decennio.
L’Italia ha un PIL di circa un miliardo e 645 milioni di Euro circa, di questi il Veneto ha un PIL di 151 milioni di euro con quasi 5 milioni abitanti circa ed il Trentino circa 18 milioni di euro con 540 mila abitanti circa. Una scala tra l’uno a nove e l’uno ad otto e mezzo che non deve trarre in inganno
Significa che il PIL pro capite del Trentino è maggiore di un 7% del PIL pro capite del Veneto malgrado un’orografia più complessa che non favorisce quella produzione Industriale diffusa che ha reso il Veneto famoso nel mondo e che i PIL dei due Territori hanno una composizione assai diversa.
Non è razionalmente immaginabile che con l’Autonomia del Veneto esso abbia a trasformare la struttura della propria economia, così focalizzata sulla Produzione e sul Turismo di massa in qualcosa di diverso, ma piuttosto immaginare un miglioramento delle Infrastrutture e quindi un miglioramento in termini di competitività. Si possono invece immaginare delle maggiori sinergie con un Trentino che saprà rendere disponibile al mercato un Turismo meno di massa, una specializzazione nella Ricerca già forte ed una filiera agroalimentare molto specializzata, con le dinamiche di rete ed Internazionalizzazione che han saputo rendere il Veneto vincente già in passato.
Di cosa han paura quegli aspiranti politici che immaginano un mondo ad immagine e somiglianza della piccola valle da cui sono da poco usciti? Han paura del confronto, han paura delle logiche di economia di scala, han paura di un Trentino “meno abbarbicato” a quelle logiche di “solidarietà ristretta” che spesso richiamano le cosche aspromontane più che il messaggio di Don Guetti. Han paura di un Trentino dove “Partecipazione” e “Sviluppo” non coincidano con “appartenenza politica”, dove vi siano spazi nuovi che consentano uno sviluppo d’ impresa e sociale meno governato dai piccoli interessi locali, contrabbandati per valori fondanti.
In una società della Disintermediazione e della Dematerializzazione, come l’Occidente sta diventando con la Rete Internet da circa 25 anni, tutta una serie di sovrastrutture, necessarie in origine a dare voce anche ad interessi altrimenti marginali ed alle periferie e poi trasformatesi in strumenti di mediazioni tra interessi confliggenti, son destinati a “saltare” ed a riorganizzarsi poi in forme Libere e Nuove che magari poi si “normalizzeranno” a loro volta nel medio periodo.
Tutto un modo di fare Politica è in corso di “superamento” e ciò che non ha saputo darsi Nuove Forme è FINITO nei fatti. Il nuovo non teme “spauracchi” e la venetizzazione resta una “fesseria” per pochi parolai. A Schio e nella sua zona Industriale, con la Valdastico le nuove professionalità che crescono grazie all’Università ed i risultati della ricerca avrebbero avuto sbocchi, così come ce ne sarebbero stati per le aziende trentine desiderose di espandere la propria attività e quel collegamento rappresenterebbe un ingresso agevole per investitori interessati ad acquisire aziende in crisi, salvare posti di lavoro e sviluppare sinergie produttive con un minor numero di chilometri percorsi dalle merci e dai mezzi pesanti. Un collegamento meno complesso favorisce l’offerta turistica a fronte di un nuovo modo di fare “turismo breve”.