Cos'è oggi il vero razzismo?

E’ apparsa sulle prime pagine di tutti i quotidiani la strage avvenuta nella giornata di lunedì a Borgo Panigale, nel bolognese, nella quale ha perso la vita un conducente vicentino e in cui si contano ad oggi un centinaio di feriti. Eppure (rari casi a parte) lo stesso risalto non viene dato, leggendo gli stessi giornali, alla strage dei 12 braccianti di Foggia morti in un incidente stradale avvenuto nella stessa giornata.
E ciononostante è altrettanto vero come per giorni abbiamo assistito al caso di Daisy, l’atleta colpita da un uovo che ha scatenato innumerevoli polemiche, tra l’opinione pubblica, sulla “deriva razzista” dell’Italia. Salvo poi scoprire che il fautore di tale gesto altro non fosse che il figlio di un consigliere del PD; partito che tanto aveva gridato al razzismo. Forse, però, ci si rende conto di come oggi il vero razzismo sia un altro. E riguarda il come vengono trattati certi temi, soprattutto in base a quali criteri di notiziabilità.
E senza nulla togliere alle storie di coloro i quali lunedì sono rimasti coinvolti nel terribile incidente dell’A14, nel bolognese, è altrettanto vero che forse il vero razzismo oggi sia proprio di coloro i quali troppo spesso dicono di volerlo combattere, salvo poi dimenticarsi, come avvenuto, di dodici persone che – probabilmente per meno di due euro l’ora e in nome del caporalato – hanno perso la vita tra le lamiere di un furgoncino ribaltato in una strada qualunque, nel foggiano, in Puglia.
Meglio evitare di dar spazio a certi argomenti ancora troppo scomodi, ma altrettanto presenti. Di quelle storie, sbattute in terza o quarta pagina, meglio non parlare. Perché è pur vero che nel 2018, incredibile ma vero, accade ancora di morire pure per questo: di non farcela dopo una giornata nei campi, dopo ore di fatica e stanchezza all’interno di un furgoncino troppo stretto per contenere dodici persone. Ma quel che conta oggi è altro e quei dodici braccianti morti per una nuova forma di schiavismo globalizzato altro non sono che morti di serie C. Perché oggi è sotto gli occhi di tutti: non c’è interesse nel parlarne, se non quando può far comodo. E forse il vero razzismo, in fin dei conti, sta proprio qua.