Marini (M5S): "Welfare universale per arginare il precariato"

La precarietà lavorativa e la mancata redistribuzione delle risorse sono in crescita in Trentino“. Questo l’avvertimento di Alex Marini, candidato al Consiglio provinciale per il Movimento 5 Stelle.
Secondo il Nidil Cgil – continua Marini – nel 2018 il lavoro a chiamata è aumentato del 36,5% rispetto al 2017. A fronte di un’accelerazione del processo di precarizzazione, il rapporto annuale sull’industria rimarca invece l’incremento del fatturato, degli utili e del tasso di profitto del comparto industriale, salito al 13,5%Da un lato profitti che aumentano a 2 cifre, dall’altro lavoro sempre più precario, con tutto ciò che questo comporta per i cittadini che non hanno una base solida su cui costruire un progetto di vita“.
Secondo Marini, i numeri testimoniano una realtà disequlibrata per la quale urge un intervento urgente. In questo meccanismo si inserisce la proposta del reddito di cittadinanza del Movimento 5 Stelle, allo scopo di ridare sicurezza ai lavoratori.
Le élite italiane – attacca Marini – amano chiamare in causa l’Europa quando giustificano misure restrittive come incrementi di accise, tagli alle pensioni, blocco agli aumenti degli stipendi, limitazioni al welfare, mancato reintegro sul posto di lavoro, eccetera. Quando invece vengono adottate misure per mutualizzare il rischio, mettere in sicurezza il reddito o ridurre la precarietà, quelle stesse élite fanno finta che le istituzioni non esistano e giustificano le loro posizioni richiamandosi al neoliberismo duro e puro. Curioso ci attacchino per il reddito di cittadinanza, quando il reddito minimo europeo è una soluzione contenuta tra le raccomandazioni inviate lo scorso settembre alla Commissione Europea dal Comitato economico e sociale europeo“.
È evidente come servano riforme radicali del welfare state e dei processi produttivi – continua Marini – ed è inaccettabile che lo Stato resti inerte rispetto a una situazione che ormai è un’emergenza. La questione non è solo legata alla perdita dei diritti, ma anche alla flessione nelle crescita delle produttività”.
Lungi dall’essere il mostro che la propaganda va dipingendo da mesi, la manovra del Governo Conte punta a colmare questo gap, portando l’Italia la pari degli altri paesi europei: istituire un reddito di cittadinanza per ridare sicurezza ai lavoratori subordinati ed autonomi garantendo loro il tempo necessario per reinventarsi e ricollocarsi in una posizione nuova, grazie alla continuità di reddito e alla copertura previdenziale” conclude Marini.