Rigopiano. Il sopravvisuto Giampaolo Matrone: "Lo stato non si è mai fatto vivo ma io non mollo"

Sono passati quasi due anni dal 18 gennaio 2017, quando a seguito di una valanga l’Hotel Rigopiano, a Rigopiano in Abruzzo, venne completamento distrutto causando la morte di 29 persone.

Ora Giampaolo Matrone, uno dei sopravvissuti alla tragedia, ha rilasciato pesanti dichiarazioni ai microfoni del programma radiofonico “L’Italia s’è desta” di Radio Cusano Campus condotto da Gianluca Fabi e Matteo Torrioli.
Matrone, che nella tragedia ha perso la moglie Valentina ha raccontato:“Io ho parlato con l’allora ex Prefetto Francesco Provolo che,  per me, è l’artefice di questa tragedia, e mi disse che gli elicotteri non potevano volare. Mi nominò addirittura Bush. Invece siamo venuti a sapere che questi mezzi potevano volare. Abbiamo dei mezzi incredibili, pagati da noi italiani, che non sono stati utilizzati.”
Proseguendo Giampaolo Matrone ha parlato anche della presunta riunione segreta che si sarebbe tenuta pochi giorni dopo la tragedia: “Ora esce fuori questa riunione segreta dentro un magazzino di acque minerali. La valanga è avvenuta il 18 gennaio, questa riunione il 24. Il prefetto Provolo riunì in un deposito per l’acqua minerale i vertici di carabinieri, Gdf e vigili del fuoco per un “coordinamento”, ma nelle 4 pagine di verbale c’è solo la ricostruzione di quanto fatto nelle ore precedenti alla tragedia. Il loro obiettivo non era aiutare le famiglie. Si stava ancora scavando, io avevo già subito tre interventi. Volevano semplicemente proteggersi il loro sedere. Mettevano nero su bianco quello che avrebbero dovuto fare e che invece non hanno fatto. Uomini dello Stato, pagati da noi, hanno avuto come prima preoccupazione il loro futuro giudiziario”.
Concludendo il sopravvissuto alla tragedia ha parlato anche di come è cambiata la sua vita da quel tragico 18 gennaio: “Sto ancora affrontando la fisioterapia per cercare di stare il meglio possibile. Non posso lavorare, non è possibile per me. Non mi sono arreso sotto le macerie, non mi arrenderò di certo adesso. Lo Stato non si è mai fatto vivo con me se non per una pensione di invalidità di 270 euro al mese che scade a fine dicembre. Lo psicologo me lo pago da solo. Il futuro processo? Mi posso aspettare di tutto. Io però non mollo, l’ho giurato sulla tomba di mia moglie Valentina. Ad esempio, il signor Di Marco, presidente della Provincia ed indagato, si è dimesso per candidarsi alla presidenza della Regione. Io certe cose non le posso sentire”