"Camillo Olivetti. Alle radici di un sogno", il nuovo spettacolo del Teatro Cristallo

Laura Curino sarà protagonista venerdì prossimo, 9 novembre alle 21 dello spettacolo “Camillo Olivetti. Alle Radici di un sogno”, un testo dedicato al padre di Adriano, scritto dalla stessa Curino a quattro mani con Gabriele Vacis, il quale dello spettacolo cura anche la regia.
L’appuntamento rientra nel cartellone di “In Scena”, la rassegna del Teatro Cristallo realizzata in collaborazione con il Teatro Stabile di Bolzano ed è inserito anche all’interno de “Le vie del sacro”, un percorso culturale dove per questa stagione è stato programmato un “trittico” di appuntamenti dedicati ad Olivetti, uno degli imprenditori più visionari e illuminati dell’Italia del Dopoguerra, inventore del personal computer ai tempi in cui Ivrea era considerata la Silicon Valley italiana.
 Venerdì prossimo, 9 novembre alle 21 al Teatro Cristallo di Bolzano va in scena “Camillo Olivetti. Alle radici di un sogno”, un monologo di e con Laura Curino. In scena viene raccontata la storia di Camillo, il pioniere, l’inventore, l’anticonformista capriccioso e geniale che fonda, agli inizi del Novecento, la prima fabbrica italiana di macchine per scrivere. Con l’aiuto di biografie, interviste, testi letterari (indispensabile è stata l’arguta descrizione che di lui fa Natalia Ginzburg in Lessico Familiare) la Curino e Gabriele Vacis ne hanno ricostruito la vita, le figure che gli ruotano attorno, l’ambiente e le imprese. Le voci narranti sono state poi affidate a due personaggi fondamentali della sua storia: la madre, Elvira Sacerdoti, e la moglie, Luisa Revel.
Queste due donne, provenienti entrambe da una cultura di minoranza (ebrea la prima, valdese la seconda) sono state le protagoniste silenziose della formazione e della realizzazione del sogno olivettiano. “È sembrato giusto – afferma la Curino – riportare la loro voce in primo piano, paradigma delle tante voci femminili che in quegli anni hanno costruito nell’ombra. Lo spettacolo è il racconto epico di un’avventura, e in quanto tale avvincente, pieno di colpi di scena, di prove da superare, di lotte, di amori, di eroi. La cosa più straordinaria è che è…tutto vero”.
Ivrea, dal 1° luglio di quest’anno è il 54° sito italiano considerato Patrimonio mondiale dell’umanità dall’Unesco come città industriale del XX Secolo, grazie proprio alla fabbrica degli Olivetti.
“Quando Gabriele Vacis cominciò a parlare di un testo sugli Olivetti – racconta la Curino – cominciavano i tempi duri per Ivrea. Ivrea è oggi un Paradiso perduto. Finiti i tempi in cui si poteva incontrare Lana Turner al caffè, e Doris e ConstanceDowling, che fece perdere il cuore e la vita a Pavese. I problemi di occupazione hanno incupito il volto della città che è stata la culla di un sogno urbanistico, industriale, culturale, civile, unico in tutta l’Europa. L’alluvione le ha anche smangiato a forza le rive della non più così cerulea Dora. Il ricordo di quello che la città era stata era come rimosso, dimenticato. E del resto la dimenticanza sembrava caduta in tutta Italia: chi parlava più di fabbriche belle, di città a misura d’uomo, di rispetto del territorio, di tecnologia al servizio del benessere? Chi si ricordava di un luogo dove pittori, artisti, poeti dirigevano un’azienda? Chi citava più un uomo, Adriano Olivetti, che aveva chiamato Le Corbusier per creare le case per gli operai, che costruiva fabbriche fra gli alberi, che aveva inventato l’urbanistica, il design, la psicologia del lavoro? Dov’era la sua casa editrice, che dopo la guerra pubblicò i testi di filosofia, psicologia, sociologia, architettura, fino ad allora proibiti dal fascismo? Chi aveva inventato la fabbrica che diventò la dimostrazione vivente, sana, solida e redditizia del fatto che il lavoro in fabbrica può non essere sinonimo di alienazione, inquinamento, malattia? Il mio lavoro su Olivetti è un tentativo di rispondere a queste domande, sollecitare la memoria”.
 
Lo spettacolo è portato in scena dall’Associazione Culturale Muse in collaborazione con la Fondazione Teatro Stabile Torino. La collaborazione alla drammaturgia è curata da Laura Volta e l’assistente alla regia è  Serena Sinigaglia.