"Lo Stronzo", lo spettacolo attento al tema della violenza sulle donne

Venerdì 9 novembre alle ore 21.00 andrà in scena al Portland il secondo appuntamento con la rassegna di teatro civile e della contemporaneità: La Bella Stagione. 
Sul palco di Piedicastello sbarcherà lo spettacolo dal titolo di certo impatto “Lo stronzo” di e con Andrea Lupo della compagnia Teatro delle Temperie di Bologna.
Lo spettacolo “Lo Stronzo” nasce a seguito di una riflessione condotta proprio da Andrea Lupo che si è chiesto: “cosa può portare un uomo ad esercitare violenza su una donna?, Cosa porta a questa aggressività incontrollabile che spesso si sfoga proprio tra le mura domestiche, sulle persone più vicine, compagne, mogli e figlie?”.
Da questi pensieri nasce il personaggio protagonista dello spettacolo, Luca, uomo di successo che vive una storia decennale con Lilli. Nel corso degli anni l’uomo esercita nei confronti della donna una violenza costante che viaggia su binari molteplici, compresi quelli della psicologia.
All’ennesimo episodio però la donna sceglierà di chiudere la porta e abbandonare Luca che sarà costretto ad analizzare il proprio comportamento sviluppatosi nel corso degli anni, arrivando infine ad un’amara conclusione: lui, proprio lui, è uno stronzo!
Come sottolinea Andrea Lupo : “Lo Stronzo” vuole essere uno spunto di riflessione, spero… perché mi piacerebbe che usciti da teatro gli uomini ripensassero a tutti quei piccoli gesti quotidiani in cui il loro essere e sentirsi uomini prevede in qualche modo l’umiliazione o l’oppressione dell’essere femmina… perché mi piacerebbe che le donne uscendo da teatro riconoscessero di essere ferite un poco ogni giorno… e non lo permettessero più a nessuno.
Dalle note di regia de “Lo Stronzo” si legge: “È la sera del decimo anniversario di matrimonio di Luca e Lilli, la coppia è pronta per andare a festeggiare… una parola sbagliata… una reazione scomposta… lei si spaventa… si allontana… sbatte una porta… ci si chiude dietro sembra definitivamente… e a nulla servono le imprecazioni prima e le preghiere poi per farle aprire quella maledetta porta e farla tornare. Da qui comincia un difficile percorso per Luca alla ricerca di una chiave che possa aprire quella porta e restituirgli la sua relazione.
In scena troneggia al centro un’enorme porta chiusa volutamente anonima a simboleggiare tutte le porte, mentali, sociali, culturali o reali che separano il maschile dal femminile.
In scena Luca solo… in affanno… sperduto… rabbioso… in gabbia… chiuso dentro o lasciato fuori… escluso… rifiutato… incapace…
Si susseguono tre distinti piani narrativi: Luca che prova a farsi sentire da Lilli malgrado l’immensa porta chiusa; Luca che ci mostra, in una sorta di estremo riassunto, il proprio rapporto con il femminile in casa, sul lavoro e fra gli amici; Luca che cerca in se e nella propria storia famigliare quali esempi di maschile lo hanno portato ad essere quello che è diventato.
Nel frattempo nessuna risposta dalla sua Lilli che sembra sempre più aver chiuso tutte le porte ormai, lasciandosi definitivamente alle spalle Luca rimasto solo nel grigiore delle proprie convinzioni, insieme ai propri stereotipi obsoleti e alla propria incapacità emotiva e relazionale.
Il viaggio di Luca attraverserà tutte le fasi emotive possibili finchè stremato dovrà ammettere di non essere in grado di tenere il passo con una Lilli che vuole vivere intensamente e completamente la propria vita a prescindere da lui e da chiunque altro.
Resta solo, Luca, bloccato da quella porta che si renderà conto di non essere in grado di aprire non perché Lilli l’abbia realmente chiusa ma perchè è a lui che mancano i mezzi culturali ed emotivi per capirne i meccanismi e scardinarne l’impenetrabilità.
Luca esasperato dal silenzio e dall’assenza di Lilli… infuriato contro di lei e contro la propria incapacità… colmo di sensi di colpa e frustrato da una opprimente sensazione di inadeguatezza da alla fine sfogo a tutta la propria rabbia… e trova nell’aggressività l’unica valvola di sfogo, l’unico modo per uscire da quella situazione per lui ormai insostenibile.”