Senaldi (dir. Libero): "“Patata bollente non è sessista, quando parlammo di Ruby non fummo processati."

Pietro Senaldi, direttore responsabile del quotidiano Libero, è stato intervistato durante la trasmissione radiofonica “L’Italia s’è desta” su Radio Cusano Campus da Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti.
L’intervista è iniziata con Pietro Senaldi che ha voluto commentare la vicenda della condanna a Libero per il titolo “Patata bollente” riferito a Virginia Raggi, con il direttore che ha dichiarato: “Quella frase non è sessista, non ha il significato malizioso che gli si vuole dare. L’Ordine dei giornalisti dovrebbe tutelare la nostra categoria, anziché strizzare l’occhio alla politica. Che un politico possa dare prostitute a tutti i giornalisti e un giornale non possa dare della patata bollente a un politico non lo capisco. Certe accuse alla Raggi non venivano mosse da Libero, ma dal M5S stesso. C’erano situazioni curiose, come le polizze vite intestate alla sindaca. Libero ha raccolto queste accuse, che arrivavano dal M5S. Non voglio fare la vittima, ma altri non vengono processati mai per nulla.
Successivamente Senaldi ha evidenziato la disparità di trattamento rispetto alla testata “Il Fatto Quotidiano” aggiungendo: Quando Il Fatto Quotidiano titolò ‘Merkel culona inchiavabile’ nonostante non ci fosse alcuna intercettazione di Berlusconi a riguardo, la cosa fu grave, fece crollare il governo, ma l’ordine dei giornalisti non fece nulla. Se l’ordine deve intervenire dovrebbe intervenire su chi racconta balle. Perché noi siamo stati processati per ‘Patata bollente’ sulla Raggi e non per lo stesso titolo su Ruby? Berlusconi e Ruby non ci querelarono, mentre la Raggi ci ha querelato. Quel titolo emerse dalla riunione di redazione del mattino”.
Infine, concludendo l’intervista, il direttore di Libero ha rilasciato le sue personali opinioni sull’ordine dei giornalisti, asserendo: “Senz’altro l’Ordine dovrebbe tutelare gli iscritti e il lettore, nel mio caso non ha tutelato l’iscritto che sono io, e secondo me neanche il lettore. Perché se tu spegni una voce il lettore non viene tutelato, a meno che la voce non abbia raccontato balle. Se l’Ordine continua a non tutelare gli iscritti e il lettore, mi chiedo cosa esista a fare”.