Rovereto. I cani Byron e Lucky tornano a casa loro

A volte l’adozione è, in realtà, un ritorno a casa. Sono due le storie che ben si addicono al periodo natalizio ma che non sono affatto frutto di fantasia. Le vicende riguardano i cani Byron e Lucky, ospitati al Canile di Rovereto. In entrambi i casi, le bestiole sono alla fine tornate al primo proprietario, che li ha potuti riaccogliere in casa. Entriamo nei dettagli.

Byron è stato trovato vagante e, come stabilito dalle normative vigenti, l’Associazione Arcadia Onlus che gestisce il Parco canile di Rovereto è riuscita a risalire al proprietario e lo ha dunque cercato. Questi però non ha risposto alla lettera raccomandata che gli è stata inviata né si è mai interessato al cane. Grazie alla qualità del lavoro dell’Associazione e a una comunicazione che fa leva anche su un network ampio e sensibile di persone che seguono le attività del canile, attraverso Facebook i primi proprietari – che al tempo avevano dovuto cedere il cane – sono venuti a conoscenza dello stato delle cose e sono tornati a riprendersi Byron. La speranza, ovviamente, è che questa volta sia «per sempre». Inoltre, il presidente di Arcadia Pierluigi Raffo aggiunge: «Questa storia non si conclude qui, perché in ogni modo è da valutare il comportamento del secondo proprietario, che si è disinteressato al cane disperso. Stiamo valutando la possibilità di denuncia per abbandono di animale».

Anche Lucky ha ritrovato la via di casa e la sua vecchia padrona: anche lei ha visto su Facebook la foto del suo fedele compagno ed è venuta a riprenderselo. Il passato di questo cane è fatto di maltrattamenti e di una cessione a una famiglia che però, poi, non lo ha più voluto. Riecco tornare dunque in gioco la prima proprietaria a cui il cane è stato affidato in via temporanea e su autorizzazione del Canile di Bolzano, anche perché la signora ha accettato di far monitorare il cane per i prossimi 6 mesi.

Per entrambi i cani, al fine di regalare loro un felice Natale e anno nuovo, si è deciso per un affido in custodia. «Se non esistesse l’operato delle associazioni che hanno un approccio bioetico e non solo etico – conclude Raffo – questi cani rischierebbero di trascorrere la loro vita in canile; un grazie alle autorità che ci hanno supportato e un grazie alla amata 281/1991: Legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo».