Vittorio Emanuele di Savoia: "Populismo? Si ritorni a parlare di patriottismo"

“Si parla troppo spesso di populismo, ma si dovrebbe parlare di più di patriottismo”, è questo nei fatti il punto clou del discorso fatto in occasione di Capodanno da parte di Vittorio Emanuele di Savoia. Un discorso nel quale il figlio di Umberto II guarda con fiducia il governo del cambiamento, ma si sofferma anche nel denunciare l’assenza di termini appropriati. A suo avviso sarebbe giusto parlare di patriottismo perché “ Con tale espressione, richiamo la tutela del supremo bene dell’Italia contro qualsiasi faziosità, poichè non vi è “popolo” da proteggere senza una terra, senza una Patria :  una parola che non è un arcaismo, ma che per noi rappresenta molto di più. Essa sono i nostri villaggi, le nostre citta, i nostri altari, i nostri Caduti, la nostra terra, la nostra Fede”. 

Nel corso del suo discorso di fine anno Vittorio Emanuele ha voluto ricordare i 43 morti del Ponte Morandi e anche coloro che attualmente sono sfollati dai luoghi del disastro. “L’anno che sorge – continua Vittorio Emanuele di Savoia – si preannuncia come l’anno dell’Europa : saremo infatti chiamati a rinnovare la composizione del suo Parlamento. Un’Europa che appare fragile ed incetta: il cosiddetto movimento dei gilet gialli né è lo specchio. Il mio augurio è che tale appuntamento elettorale possa rappresentare una opportunità per ridisegnare finalmente  un’Europa  più giusta e più equa: un continente di Patrie e di popoli. Di fronte alla necessità di ergersi a baluardo contro quei fenomeni che come il terrorismo sembrano voler cancellare l’essenza stessa della nostra civiltà, abbiamo il dovere di rispondere con energia ed audacia, gettando le basi per una nuova Europa che nel diritto, nel Cristianesimo e nella libertà (e non nelle tabelle finanziarie e nel cosiddetto spread) abbia la sua ragion d’essere”. 

Un’Europa che non può utopicamente essere “senza confini”, ma che certamente può essere senza steccati ideologici, spesso innalzati proprio da coloro che farisaicamente predicano unità e condivisione.

Infine anche un ricordo per i novant’anni dalla firma del Concordato Lateranense, concordato con il quale “furono stabilite regolari relazioni bilaterali tra l’Italia e la Santa Sede. Nell’approssimarsi di tale ricorrenza che sarà giustamente onorata nelle opportune sedi, al di la di ogni analisi storica, desidero rinnovare ancora una volta la fedeltà della mia Casa al Magistero della Chiesa e del Romano Pontefice, nello spirito dell’articolo 1 dello Statuto Albertino. Papa Francesco sta portando il gioioso annuncio cristiano fino alle più remote periferie esistenziali del nostro tempo : la  Sua nobile missione ci esorta a testimoniare con più coerenza una Fede chiara e vissuta”.