Dipendenza dai videogame. Per l'OMS è una malattia

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità anche la dipendenza dai videogame è una malattia. Il videogioco “Fortnite” è tra le manie del momento.

La psicologa Viola Nicolucci, che si occupa del rapporto tra psicologia e nuove tecnologie, è intervenuta ai microfoni de “L’Italia s’è desta” condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus.

Su Fortnite la dott.ssa Nicolucci ha dichiarato: “Vedo molte chiavi del successo di questo videogame. Intanto è un gioco multiplayer online che coinvolge più persone che collaborano insieme. Ci sono tre fattori: l’autonomia, la padronanza e l’interconnessione, cioè la sensazione di appartenere a un gruppo nel tentativo di perseguire un obiettivo comune”.

In merito alle preoccupazioni dei genitori, Viola Nicolucci ha aggiunto: Mi confronto molto spesso con le ansie dei genitori e in questo contesto abbiamo assistito ad ondate di ansia per videogiochi come Gta, Call of Duty, Pokemon Go. Quindi non mi concentrerei sul titolo. Penso che i genitori siano spaventati perché l’Oms ha proposto di inserire la dipendenza da videogiochi all’interno di un sistema di classificazione delle malattie, con questa notizia i genitori sono andati nel panico. Non si tratta tanto di una questione di esposizione, del numero di ore, va indagato il motivo che spinge i ragazzi a concentrarsi su quell’attività. Spesso c’è una sorta di frustrazione a livello sociale e familiare. Disabituare al videogioco non sortisce nessun effetto se non si elimina il problema a monte, perché quel problema poi si manifesterà con altre ossessioni. I genitori si devono avvicinare ai ragazzi e comprendere il videogioco sperimentandolo direttamente. Invito i genitori a giocare con i figli per superare queste paure. Gli adulti sono spaventati perché si fermano al fatto che è un videogioco apparentemente violento. Se non si entra a contatto direttamente con il videogioco non lo si comprende appieno e non si ridimensionano le paure”.

Infine la psicologa ha concluso il suo intervento parlando della spasmodica passione dei giovani per i gameplay: “I genitori non riescono a spiegarsi la passione dei giovani di guardare gli youtubers che giocano ai videogame. Ma come a un adulto può piacere guardare una partita di calcio in tv, a un ragazzo può piacere guardare una sessione di gameplay. Stiamo vedendo le cose troppo da un punto di vista degli adulti e questo ci allontana dai ragazzi”.