Commissione Pari Opportunità richiama Fugatti, Bisesti e Segnana

Sull’educazione di genere è scontro tra la Commissione provinciale Pari Opportunità e la Giunta Fugatti, nello specifico con il Presidente Maurizio Fugatti, l’Assessore all’Istruzione Mirko Bisesti e l’Assessore alla Famiglia Stefania Segnana.

La presidente della Commissione, Roberta Mori, ha infatti inviato una lunga lettera in cui intende richiamare i tre esponenti della Giunta alle loro responsabilità sul tema, dopo il percorso che ha portato all’esclusione dell’educazione alla relazione di genere dai programmi scolastici.

Gentilissimo Presidente, gentilissimi assessori: è in attuazione del combinato disposto degli articoli 2 e 3 della Costituzione e del loro bilanciamento, frutto di sentenze dell’Alta Corte che lo Stato tutela la pari dignità sociale delle persone e ne riconosce l’inviolabilità sotto il profilo dei diritti umani e dell’onore personale” scrive la Mori.

Nel pieno rispetto delle Autonomie scolastiche e delle prerogative della Provincia autonoma di Trento, sottolineo come non solo la Costituzione ma anche gli atti cogenti di rilevanza internazionale determinino una corresponsabilità delle Istituzioni territoriali nel contribuire alla lotta contro le discriminazioni e nella prevenzione di atti violenti causati da pregiudizio in ordine al genere o al sesso” prosegue la Presidente della Commissione Pari Opportunità.

Quello della Commission è un richiamo alla responsabilità su una materia di indubbia rilevanza sociale – sostiene la Mori – alla luce di tanti episodi di violenza di genere, compresi atti di bullismo e cyberbullismo. La prevenzione, attraverso l’educazione alle corrette relazioni fra generi e al rispetto delle differenze, rientra tra le competenze degli Istituti educativi sotto ogni profilo, non solo normativo ma anche etico“.

La Presidente della Commissione procede poi a specificare che i percorsi rigettati dalla Giunta erano stati passati prima a un vaglio rigoroso – a suo dire – sia riguardo alla professionalità delle formatrici, sia all’impostazione dell’approccio educativo e pedagogico. “Genitori e famiglie possono legittimamente aderire alla pregiudizievole posizione contraria espressa da alcune organizzazioni in base a presunte ideologie del gender, che nulla c’entrano con i contenuti dei percorsi sospesi; altrettanto legittima è pero l’esigenza e il diritto di fruirne da parte di coloro che ritengono necessaria un’educazione alle differenze di genere“.

Confidiamo che, con un surplus di approfondimento, conoscenza e confronto in merito, non si rinunci al ruolo istituzionale pubblico pienamente inteso e si riattivino i percorsi programmati” conclude la Mori.