I corsi sulla parità di genere interessano l’1% dei bambini in Trentino

Nei giorni in cui si sta svolgendo il tanto contestato Congresso della Famiglia a Verona, in Trentino torna di moda la parità di genere e i corsi sospesi dagli assessori Bisesti e Segnana.

Il tema ha scatenato polemiche, petizioni e proteste in tutta la Provincia, tenendo banco sui mezzi d’informazione locali per più di tre mesi. Una raccolta firme, lanciata da Maria Giovanna Franch, ha incontrato l’appoggio di quasi 10.000 firmatari.

Tali percorsi – si legge nelle motivazioni della petizione – sono il frutto di un progetto nato da una partnership istituzionale tra diversi enti e dal 2007 vengono messi a disposizione delle scuole, costituendo un’eccellenza riconosciuta a livello nazionale ed europeo“. “Come genitori e cittadini che desiderano una società più giusta per sé e per i propri figli chiediamo che la politica si adoperi per non alimentare inutili e ambigue strumentalizzazioni ideologiche, rispettando l’autonomia delle istituzioni scolastiche e formative“.

Parole chiare e nemmeno troppo dure, se paragonate con quelle di giornali ed esponenti del centrosinistra. Sulle pagine di un quotidiano locale si afferma chiaramente che l’Assessorato alla Cultura intende portare nelle scuole solo quello che si confà alla “Nuova Politica“, in un clima di novella censura.

L’ex assessore alle Pari Opportunità Sara Ferrari, del Partito Democratico, parla entusiasticamente di questi corsi: “Questo lavoro culturale educativo rappresenta la più potente azione di prevenzione della violenza sulle donne che si possa mettere in campo, perché costruisce la consapevolezza nei giovani che non c’è chi è giustificato a dare botte e chi è tenuto a prenderle. La conoscenza degli stereotipi sui ruoli culturalmente precostituiti aiuta gli studenti a compiere le proprie scelte formative secondo i veri talenti, non condizionati dall’essere maschi o femmine“. Insomma, una vera e propria fonte miracolosa.

La CGIL ne ha fatto un vero problema di lavoro: “Non si capisce sulla base di quali ragioni oggettive la Segnana abbia bloccato questi corsi, lasciando nell’impasse 24 istituzioni scolastiche e sospendendo ben 83 percorsi formativi per insegnanti, genitori e studenti. Non sono chiari i tempi che la titolare dell’assessorato alle pari opportunità intende spendere per approfondire la questione, quando i contenuti dei corsi sono chiari” afferma polemicamente Cinzia Mazzaca, segretaria generale di FLC-CGIL.

Quindi, un corso di eccellenza riconosciuta urbi et orbi, fondamentale per preservare le donne da atti di violenza e che coinvolgevano istituzioni scolastiche, docenti e lavoratori. Una vera Waterloo amministrativa, verrebbe da pensare.

Peccato che intervengano in opposizione a questa lettura trionfalistica dei corsi i dati. Intervistato da RTTR, l’Assessore competente in termini di istruzione, ovvero Mirko Bisesti, ha riportato almeno temporaneamente il focus sulla realtà oggettiva, senza fare voli pindarici di ipotetiche eccellenze nazionali (che, si suppone, sarebbero state imitate in altre regioni italiane se fossero state così all’avanguardia).

Non so se sapete quante persone partecipano a questi corsi. Parliamo di poco più dell’1% degli studenti. Mi sembra che qualcuno si sia agitato anche troppo per questa cosa e che abbia voluto farne una battaglia politica” ha dichiarato l’Assessore, che da segretario della Lega non ha nascosto la legittimità dell’opportunità politica di intervenire sul tema e non è stato smentito sui dati né dalla conduttrice della trasmissione né da Paolo Ghezzi, presente in studio al suo fianco.

Ed ecco qua che l’eccellenza, l’educazione, il lavoro diventano parole che si dissolvono di fronte a una percentuale: 1%. Fa poi sorridere che si parli di protezione dalla violenza, quando nemmeno venerdì scorso si volevano linciare due assessori di cui una donna, “rei” di aver organizzato un convegno in cui i relatori erano per due terzi donne e di cui una è autrice di un testo contro il femminicidio.

Se questi corsi fossero stati davvero un’eccellenza, visto che sono anche poco dispendiosi – si parla di un finanziamento di 91mila euro per 883 ore di formazione – non sarebbero stato di certo osteggiati dall’attuale Giunta. Ma non si capisce, allora, come questi 91mila euro possano mettere in crisi ben 24 scuole, come afferma la Cgil, né come possano far piombare nella violenza il Trentino. A meno che questi 91mila euro non rappresentino una vera e propria bacchetta magica.