Riconoscimenti speciali – 67. Trento Film Festival

Premio “Mario Bello”

Istituito dal Centro di cinematografia e Cineteca del Club Alpino Italiano al film che meglio rispecchi i valori e gli ideali del Club Alpino Italiano.

Il premio, in memoria della figura di Mario Bello, viene assegnato al miglior film, tra quelli ammessi alla Categoria Alp&Ism di Trento Film Festival – preferibilmente di regista che non abbia ancora compiuto i 40 anni, che rappresenti l’alpinismo nei suoi molteplici aspetti di avventura umana, culturale, tecnica, di rispetto dell’ambiente, di valorizzazione e promozione delle popolazioni che vivono nelle Terre Alte, delle loro culture e tradizioni, e che rispecchi i valori e gli ideali del Club Alpino Italiano.

La giuria composta dal Presidente del CCC Angelo Schena, da Nicoletta Favaron, Michele Ambrogi e Renato Veronesi, ha deciso di assegnare al film:

Dreamland. A documentary about Maciej Berbeka

di Stanislav Berbeka (Polonia, 2018, 86’)

MOTIVAZIONE – Il documentario del trentaquattrenne Stanislav Berbeka racconta la vita del padre, forte alpinista polacco, poco conosciuto al grande pubblico, scomparso, insieme a Tomasz Kowaiski, durante la discesa dal Broad Peak il 6 marzo 2013, dopo la vittoriosa prima invernale a quella vetta, già tentata nel 1988. Un buon debutto per il figlio di Maciej, alla sua prima esperienza con un film. Ha saputo raccontare in modo delicato, ma molto empatico, la storia alpinistica, la filosofia di vita, i “credo” più profondi del padre nei molti anni di attività di alpinista, guida alpina e soccorritore. Il bilanciato connubio di materiale d’archivio con i ricordi di amici, famigliari e compagni di spedizione ne fanno un racconto puntiglioso, ma dai toni mai noiosi e melensi. In particolare nel film viene sottolineata l’intensa umanità di Maciej, che pone sempre al centro del proprio modo di essere la famiglia, la solidarietà, l’umiltà rispetto al puro gesto alpinistico. Il film è intriso della profondità dei rapporti umani, con i compagni di cordata, i famigliari, gli amici e ci mostra uno spaccato della società polacca della seconda metà del Novecento. Lo spettatore è colpito dalla narrazione di situazioni drammatiche, raccontate con un linguaggio molto raffinato, sentimentale, dolce, ma non sdolcinato. Dreamland, per i principi di umanità e solidarietà di Maciej nell’approccio alla vita e alla montagna, rappresenta al meglio gli ideali che il Club Alpino Italiano promuove e sostiene quotidianamente.

Premio RAI

Premio al miglior documentario d’attualità assegnato dalla Sede Rai di Trento.

La giuria composta da Sergio Pezzola, Direttore della Sede RAI di Trento, Waimer Walter Perinelli, giornalista e Giorgio Balducci, programmista regista Sede RAI di Trento, ha deciso di assegnare il riconoscimento al film:

Storie di pietre

di Alessandro Leone (Italia, 2019, 74’)

MOTIVAZIONE – La pellicola racconta e descrive tre aspetti della vita a Frascaro, frazione di Norcia, dopo il terremoto del 24 agosto 2016. La popolazione vive ancora nei moduli metallici, in spazi angusti e in assenza di luoghi di aggregazione. Gli archeologi a mani nude e senza ausilio di mezzi, cercano fra le macerie, in particolare della Chiesa trecentesca di san Antonio Abate, frammenti delle sculture lignee e degli affreschi, ricostruendo come in un puzzle la pala d’altare del Santo. Un monaco custodisce sul monte un eremo con una piccola chiesa, risparmiato dal terremoto, e ne rafforza quotidianamente le mura in una sorta di sfida all’imponderabile, ma in armonia con Dio. Il film è un alternarsi di scene di vita, ricostruzione e ricerca di quanto appartenuto alla memoria collettiva e a tradizioni ataviche. Il quotidiano s’intreccia con la storia: non tutto sarà recuperabile e molta parte di quanto è sepolto dalle macerie resterà solo nei racconti. Lo sguardo nell’ultimo fotogramma si rivolge al cielo che assiste, il resto è silenzio come il sentiero che congiunge Frascaro a Norcia. Buone la sceneggiatura, le riprese ed il montaggio.

Premio Dolomiti Patrimonio Mondiale UNESCO

Istituito dalla Fondazione Dolomiti UNESCO e dalla SAT Società Alpinisti Tridentini al miglior film che documenti la consapevolezza delle comunità rispetto agli eccezionali valori universali riconosciuti da UNESCO e la capacità di una conservazione attiva del territorio.

La giuria composta da Marcella Morandini, Maria Carla Failo, Annibale Salsa, Riccardo Decarli ha deciso di assegnare il premio al film:

La regina di Casetta

di Fracesco Fei (Italia, 2018, 80’)

MOTIVAZIONE – Una storia semplice quella di Gregoria, ragazza di 14 anni, seguita per l’arco di un anno, nel momento in cui la vita richiede una delle scelte più difficili: abbandonare il proprio piccolo paese dell’Appennino per proseguire gli studi in città, oppure sobbarcarsi la fatica di lunghe e disagiate trasferte quotidiane. Il film documenta una particolare consapevolezza da parte dei giovani dell’unicità di territori apparentemente marginali, ma che in realtà costituiscono la spina dorsale dell’intero Paese. Quella realtà che la ragazza definisce “luogo magico”, resistendo alla tentazione di seguire l’esempio di quei tanti abitanti che nei decenni scorsi hanno abbandonato quei luoghi. Gregoria diventa così il simbolo di quelle comunità montane che vivono certo in condizioni disagiate ma sono custodi e sentinelle di un territorio fragile. Una bella storia, semplice e vera, di amore e attaccamento. L’essenziale colonna sonora, composta quasi esclusivamente dai rumori della natura, si pone in sintonia con le immagini e la semplicità del racconto. Si inseriscono bene anche i versi di Dino Campana, che soggiornò per qualche tempo nella frazione di Casetta di Tiara, l’altra ‘protagonista’ del film.

Menzione speciale – Premio Dolomiti Patrimonio Mondiale UNESCO

Beloved

di Yaser Talebi (Iran, 2018, 61’)

MOTIVAZIONE – Molto interessante per gli aspetti etnografici che richiamano tratti culturali affini alle culture alpine. La dimensione agro-pastorale viene posta in evidenza anche con l’ausilio di un pregevole apparato fotografico ed i paesaggi rappresentati pongono nella giusta evidenza l’alternanza fra natura e vita umana in coerenza con le motivazioni del Premio. Risaltano, in particolare, il valore dell’unità delle culture montane nella diversità dei territori, la dimensione universale della montagna e le peculiarità locali.

Premio Solidarietà Cassa Rurale di Trento

Istituito dalla Cassa Rurale di Trento all’opera che meglio interpreta le situazioni di povertà, ingiustizia, emarginazione e isolamento sociale che, nella solidarietà e nell’aiuto reciproco, possano trovare il loro riscatto, come avvenne alle origini del movimento cooperativo nelle vallate e nelle montagne del Trentino.

La giuria assegna il premio al film:

Una casa sulle nuvole

di Soheila Javaheri (Italia, 2018, 83’)

MOTIVAZIONE – Documentario di grande attualità tematica in cui la lingua persiana si alterna con quella italiana ed inglese e che presenta un montaggio agile e dinamico, sostenuto da immagini notturne molto evocative. La regia attenta e puntuale riesce a favorire l’interazione scenica fra la stessa regista e gli altri attori coinvolti, dando vita alla drammatica vicenda della coppia di rifugiati politici, originari dell’Afghanistan e dell’Iran, che deve lasciare la propria casa di Trento entro 60 giorni per tornare al Paese natio della donna, accompagnanti dal loro figlio di 10 anni, Sepanta, nato e cresciuto in Italia. L’intenso dialogo fra padre e figlio e la profonda introspezione della madre guidano lo spettatore alla comprensione delle dinamiche psicologiche che orientano i genitori nella scelta di dedicare questi 60 giorni totalmente al loro figlio, per offrirgli un’idea diversa di casa, e di intraprendere un viaggio verso il Paese d’origine della madre che non rappresenta solamente un itinerario geografico. La regia riesce brillantemente a raccontare le dinamiche personali ed il senso di nostalgia dei protagonisti, la fertile dialettica dei loro rapporti e la nascita di sentimenti di costruttiva solidarietà, di compassione intesa in senso letterale, anche come riflesso dei sentimenti sociali della piccola comunità in cui si muovono, uno spazio che rappresenta un luogo più universale dove si rende possibile, attraverso l’impegno condiviso, un nuovo senso di casa, di famiglia e di patria. Il film invita, in ultima analisi, a non dimenticare mai che dietro ogni persona c’è una storia che merita sempre di essere ascoltata.

Premio Studenti Università di Trento, Bolzano e Innsbruck

Istituito dalle Università di Trento, Bolzano e Innsbruck a un’opera di particolare valore culturale realizzata da un autore di età inferiore ai 33 anni.

La giuria ha assegnato il premio al film:

Livadi

di Mirac Atabey (Turchia, 2018, 15’)

MOTIVAZIONE – Livadi, nella sua originalità, è un cortometraggio difficile da descrivere. Sospeso tra dinamismo e staticità, trasporta lo spettatore in un viaggio tragicomico che si va a svelare gradualmente. Un uso del tempo magistrale e la brillantezza dei dialoghi, fanno muovere la pellicola con leggerezza fra tempi e spazi vicini e lontani. Una serie, questa, di scelte coraggiose e mirate che lo rendono unico nel suo genere.

Premio MUSE Videonatura

Istituito dal MUSE – Museo delle Scienze all’opera più originale, per soggetto, sceneggiatura e montaggio, nel racconto di temi quali natura, ambiente, sostenibilità e cambiamenti climatici.

La giuria del Premio MUSE Videonatura, composta da Michele Lanzinger (Presidente), Davide Dalpiaz e Fabio Pupin, ha deciso di assegnare all’unanimità il premio al film:

Le Temps des forêts

di François-Xavier Drouet (Francia, 2018, 103’)

MOTIVAZIONE – Drouet ci accompagna in un lungo viaggio attraverso le foreste francesi. Incontriamo boscaioli, forestali, proprietari terrieri. Vite legate alle foreste, alla loro gestione, alla loro salvaguardia, al loro sfruttamento. Insieme ci svelano come le foreste di Francia si stiano trasformando sempre più in monocolture intensive, sradicate dai cicli propri di un ambiente naturale e vincolate, invece, dagli imperativi dell’industria. Il regista indaga e lascia che siano le voci dei protagonisti a delineare uno scenario estremamente complesso. Lo spettatore, ne siamo certi, si immedesimerà. Si porrà dubbi, si chiederà quali scelte debbano essere prese. È proprio la capacità di stimolare una maggiore consapevolezza nei confronti del proprio territorio e delle dinamiche che lo definiscono che ci ha colpiti e che vogliamo premiare con piacere.

Premio Museo Usi e Costumi della Gente Trentina

Istituito dal Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina al film che meglio rappresenta con rigore documentario etnoantropologico, gli usi e costumi delle genti della montagna.

La giuria composta da Giovanni Kezich (Presidente), Daniela Finardi e Antonella Mott assegna il premio al film:

In questo mondo

di Anna Kauber (Italia, 2018, 97’)

MOTIVAZIONE – Il film In questo mondo di Anna Kauber, con originalità e con attenzione, apre all’osservazione etnografica il mondo poco esplorato, per quanto ben noto da sempre, delle donne pastore. Così, attraverso la testimonianza diretta di un gran numero di interpreti d’eccezione, sapientemente individuate con evidente impegno di ricerca ai quattro angoli più remoti del nostro paese, il film punta al mettersi a fuoco di un paesaggio etico intonso, in cui la femminilità delle protagoniste si coniuga naturalmente con la loro condizione di pastore e di mandriane, vere e proprie “madri del gregge”, in una prospettiva dalle coloriture ancestrali che sarebbe certamente piaciuta a Marija Gimbutas.

Premio BIM

Istituito dai quattro BIM (Bacini Imbriferi Montani) della Provincia di Trento e assegnato al miglior film che documenti azioni di attenzione e tutela dell’ambiente e delle risorse naturali, con particolare riferimento all’acqua.

La giuria del Premio BIM composta da Michele Bellio, Erwin Filippi Gilli, Luigi Bosetti, Alessandro Togni assegna il premio al film:

Bamboo Stories

di Shaheen Dill-Riaz (Germania/Bangladesh, 2019, 96’)

MOTIVAZIONE – Attraverso una figurazione dai tratti neorealistici dove a muovere sono le narrazioni di una vita condensata fra le radure delle foreste, ecco i gesti, le azioni delle persone, il loro linguaggio spontaneo, la verifica delle difficoltà materiali, ma anche le suggestioni per un futuro desiderato e migliore. Nella successione delle scene si frappongono materiali visivi in forma documentale, luoghi smeraldo dove serpeggiano fiumi generosi ai quali viene affidata parte della soluzione, ma anche si tratteggiano con rarefazione evocativa le persistenze quasi nostalgiche di atmosfere gonfie di esotismo. “La foresta è sacra”, nella sua bellezza antica e continuamente rigenerata, per la donazione di materie e sostanze che gli uomini rispettosamente prendono con il lavoro, per alimentare la loro esistenza. Le scene di quotidianità sono ispirate, riconsegnate con pacatezza al nostro sguardo occidentale, vibrano nella rappresentazione gonfia della dignità dei momenti, nella descrizione degli stati d’animo; tante volte traducono sentimenti di speranza e molte sincere intensità dei protagonisti dediti al lavoro del taglio e del commercio del bamboo. Le immagini diventano avventurose e propositive quando, dopo una faticosa realizzazione “fatta a mano” prende corpo una acquatica derivazione, che faciliterà il trasporto del legname verso i porti e i mercati più o meno lontani. Un progetto quest’ultimo, un’invenzione che cambierà il corso delle cose; una diga, con il nuovo canale costruito nelle vastità selvatiche che, con l’energia dell’acqua diverranno impulso e speranza per il futuro di tutta la famiglia dei lavoratori. L’epica della fluitazione viene svelata con preziose e commoventi riprese in rallenty, che pure considerando la distanza dei territori e delle culture, nella disuguale tradizione e programmazione, sembra lasciare affiorare il ricordo e le metodologie di lavoro dei boscaioli della nostra storia alpina. Un film che avvicina ed apre a respiri di profonda umanità.

Menzione Speciale Premio BIM

The Absence of Apricots

di Daniel Asadi Faezi (Germania/Pakistan, 2018, 49’)

MOTIVAZIONE – Appare come un viaggio negli anfratti della conoscenza primordiale, in luogo di descrizioni dai contorni decisi ma anche in attraversamento di presenze indistinte come se la costruzione del racconto avvenisse per mezzo di flash mnemonici fuoriusciti dal normale flusso del tempo. Il suono emerge molte volte come respiro ancestrale, mentre i paesaggi desolati e le azioni degli uomini riferiscono di manifestazioni ancorate nella memoria individuale e collettiva di tutti i protagonisti. È la visionaria osservazione del ‘modello originale’ di provenienza lontana, mentre si rende presente e prossimo alla nostra conoscenza con segni e tradizioni dal profilo difficile. Le riprese frontali, scarnificate di possibili suggestioni decorative sono linguaggio per una recitazione austera intrisa di avvenimenti ai limiti della metafisica, mentre la sintesi narrativa sembra volgere importanza al susseguirsi di frammenti di una vita prossima a divenire danza dell’arcaico interiore e ritualità.

Premio CinemAMoRE

Alla miglior opera della sezione Orizzonti Vicini, dedicata ai film prodotti o girati in Trentino Alto Adige, agli autori, case di produzione e scuole di cinema della regione, alle storie e al racconto del territorio. Istituito dai tre Concorsi cinematografici di levatura internazionale del Trentino: Rassegna Internazionale Cinema Archeologico di Rovereto, Trento Film Festival e Religion Today Filmfestival.

La giuria del Premio CinemAMoRe, composta da Claudia Beretta (per la Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico), Gabriele Carletti (per il Trento Film Festival) e Miro Forti (per Religion Today) ha deciso all’unanimità di assegnare il premio al film:

Una casa sulle nuvole

di Soheila Javaheri (Italia, 2018, 83’)

MOTIVAZIONE – Il film parte da un’esperienza privata e si allarga verso tematiche attuali come i flussi migratori, l’identità nazionale e personale, l’integrazione, dando valore universale al racconto. Interessante l’utilizzo di diversi mezzi tecnologici, funzionali alla narrazione, che è ripensata continuamente a fronte di eventi reali imprevisti e incontrollabili.

Menzione Speciale CinemAMoRE

J

di Gaetano Liberti (Italia/Bosnia Erzegovina, 2018, 44’)

MOTIVAZIONE – per gli alti meriti formali. Le scelte registiche, che integrano nella narrazione punti di vista non scontati, bianco e nero e colore, oltre a mezzi espressivi diversi come filtri e computer grafica, denotano un’attenta ricerca e sperimentazione del linguaggio cinematografico.