Le criptovalute sono troppo usate da criminali e terroristi

La Procura nazionale DNA (Direzione Nazionale Antimafia) ha presentato la sua relazione 2019 (dati 2018) dove, in un capitolo di 25 pagine comunica le sue preoccupazioni per le criptovalute che, nello specifico (a parte quindi gli evasori fiscali) riguarda l’uso delle stesse da parte di criminali e terroristi. Il tutto è decisamente preoccupante ma, non essendo noi dei “luddisti”, non pensiamo alle soluzioni più “semplici” in materia, cioè vietare (come alcuni Stati “secondari” si sono affrettati a disporre (1)), ma ci impegniamo per cercare di contribuire a trovare soluzioni. Consumatori e utenti – ultimo anello della “filiera” – ne sono ampiamente coinvolti. Al pari di produttori e operatori che hanno nuove opportunità di mercato e di produzione della ricchezza. I “decisori” (di qualunque livello: nazionale, comunitario, internazionale e transnazionale) devono intervenire subito se non vogliono ritrovarsi a dover rincorrere una sorta di mostro cresciuto
nella loro indifferenza e superficialità, financo arroganza convinti (loro) di poter continuare ad essere gli unici ad essere autorizzati all’emissione di valuta.

Per meglio capire ed inquadrare il fenomeno. Nel mondo ci sono 2.426 criptovalute che hanno una capitalizzazione di mercato superiore a 307 miliardi di dollari. I loro portafogli digitali (dove sono depositate le monete virtuali) sono oltre 40 milioni in tutto il mondo. Gli Atm, bancomat attraverso i quali si possono ritirare e cambiare monete digitali, sono complessivamente 5.362, 47 dei quali sul territorio italiano (2).

La più nota e più diffusa criptovaluta è il Bitcoin, in un contesto in cui, a nostro avviso, affidare i propri risparmi a questa moneta digitale sarebbe come giocare gli stessi risparmi al casinò. E’ in arrivo la Libra di Facebook che, proprio perché con cotanto padrone oltre che inserita in un contesto di riferimenti valutari di una ufficiale affidabilità, sembra che dovrebbe “sbancare” e imporsi in maniera pesante (3).
Poi ci sono le “monetine virtuali”, quelle un po’ casereccie che possono anche essere strumento di potenziali o declarati delinquenti e che, proprio perché casereccie, coinvolgono piccoli risparmiatori con il miraggio del facile guadagno (4). Miraggio che in questi ultimi anni ha trovato ampia speranza nel trading online, ma che per l’appunto è rimasto al livello di miraggio/truffa (5).

In questo contesto non svolge un ruolo secondario la decrescente sfiducia dei risparmiatori verso le banche di ogni tipo, per diversi motivi: gli scandali finanziari delle stesse per sottrarre soldi ai loro clienti e la successiva indisponibilità, quand’anche riconosciute colpevoli, a porvi rimedio; l’affermazione politica (in Italia sono al governo) di approcci finanziari e bancari dove si tende a far un “fascio di tutta l’erba” (includendovi anche le istituzioni Ue) evocando pesanti interventi dello Stato nazionale. Sfiducia che porta i risparmiatori a guarda con maggiore attenzione offerte come criptovalute e trading online, e dove gioca un ruolo pesantissimo la quasi totale ignoranza finanziaria del risparmiatore medio (6).

La relazione DNA è un importante contributo in merito alla comprensione: la richiesta dei preposti alla politica perchè possano essere dotati di strumenti più efficaci, consoni e aggiornati a far fronte agli usi illegali. Una richiesta con soluzioni difficili perché, per ottenerle, occorre coinvolgere tutto il mondo, inclusi quelli che non si parlano tra di loro oltre che combattersi con tutti gli strumenti possibili e immaginabili delle guerre, inclusi quelli digitali.