Governo: è divorzio? Conte affonda il coltello nella ferita

Secondo le ultimissime dichiarazioni confermate anche dalla sua pagina facebook Luigi Di Maio del MoVimento 5 Stelle avrebbe detto: ” Qualcuno vuole che il governo cada oggi, 8 agosto. Bene, noi siamo pronti, della poltrona non ci interessa nulla e non ci è mai interessato nulla, ma una cosa è certa: quando prendi in giro il Paese e i cittadini prima o poi ti torna contro.”

Sul taglio dei parlamentari: “Ad ogni modo, c’è una riforma a settembre, fondamentale, che riguarda il taglio definitivo di 345 parlamentari. E’ una riforma epocale, tagliamo 345 poltrone e facciamo risparmiare agli italiani mezzo miliardo in 5 anni.”

Inoltre: “Domani scadono i tre mesi necessari dall’ultimo voto già espresso alla Camera dei Deputati, quindi ogni finestra è buona per approvare la legge e rendere il Parlamento più efficiente e meno affollato. Poi ridiamo subito la parola agli italiani. 
Il mio è un appello a tutte le forze politiche: votiamo il taglio di 345 poltrone e poi voto. Noi non abbiamo paura. Noi pensiamo a fare quello che la politica non ha mai avuto il coraggio di fare! “.

Tali dichiarazioni sono state fatte sia a mezzo web, che stampa, che infine in diretta televisiva pochi minuti fa.

Di tutt’altro stampo invece quanto dichiarato dagli altri due protagonisti di suddetta crisi. Ovvero il Presidente del Consiglio e il Ministro dell’Interno.

Di fronte agli attacchi di stamane infatti non ci sta al nichilismo del Governo del “no” neanche Giuseppe Conte il – più amato di sempre – Presidente del Consiglio, che si è tolto parecchie pulci: innanzitutto ha rimesso al Governo le prossime mosse e poi ha detto che “Il Governo ha lavorato tanto. E non era in spiaggia”.

Conferenza stampa

Le smentite e i battibecchi si sono concentrati durante tutta la sera, complici le diverse dichiarazioni favorite dai mass media moderni: tra botta e risposta la Crisi è stata concretizzata solo in tarda serata – come tutti ormai sanno – anche se resta (oltre alla possibilità del governo elettorale) anche la possibilità di alcune opzioni gestite dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il quale ha appena firmato il noto decreto sicurezza bis ovvero ha promulgato la legge di conversione del decreto legge 14 giugno 2019, n. 53 recante “Disposizioni urgenti in materia di ordine e sicurezza pubblica”. Solo sei ore fa quindi.

In piedi anche la possiblità di ulteriori trattative finali che portino al 20 di agosto (quando c’è il pit stop finanza) per rispondere prima ai mercati, poi alla politica interna.

Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio, si era spesso sentito superato dalla star del momento (Matteo Salvini) e più volte aveva lanciato sassolini, ma ha con classe ripreso in mano la situazione e sicuramente ha fatto molto riflettere nel suo discorso della conferenza stampa: “Il governo ha lavorato tanto. Non era in spiaggia. Non spetta al ministro dell’Interno deciderne i tempi”. In questo senso approvando in linea di massima il concetto che non sono state terminate le mansioni per cui il Governo è già impegnato (ad esempio la plenaria per la riduzione del numero dei parlamentari che sarebbe stata il 9 settembre prossimo).

Chiaro non è pensabile un Governo che è in disaccordo su troppo, qualcuno deve tirare i remi in barca.

Era impensabile pure e francamente che parlamentari del MoVimento 5 Stelle che sono chiaramente di stampo sociale potessero rinunciare al proprio regolamento interno e passare alla linea della Lega Nord, federalista, in questo senso è stato sprecato che con irruenza Matteo Salvini chiarisca di non condividere le ipotesi sul rallentamento della crisi. Le dichiarazioni fornite nella notte in diretta da Pescara sono state palesi: niente ritardi, che si voti il prima possibile senza manfrine, in sostanza. La situazione – che fosse tesa – si sapeva dal pomeriggio: “I parlamentari della Lega sono pronti a venire in Aula lunedì e poi anche sabato e domenica”. E infine: “Deputati e senatori alzano il culo e vengano in Parlamento, anche la settimana di Ferragosto, se serve. Chi non viene è perché vuole tenersi la poltrona”. La poltronite è una delle accuse più spesso mosse in queste ore.

Matteo Salvini in diretta dopo Pescara

“Per noi la poltrona vale meno di zero. Se serve, parlano gli italiani. Noi siamo al servizio del popolo italiano”. Così Matteo Salvini in un comizio a Pescara.

Immancabili le chiacchiere anche da parte di Nicola Zingaretti del Partito Democratico: “Da subito tutti al lavoro per fare vincere l’Italia migliore”. Ma il Partito Democratico ad oggi non avrebbe i ranghi per correre, visto che lo stesso Matteo Renzi ha dichiarato tutt’altro, cogliendo l’occasione per mettere in ridicolo l’esecutivo attuale.

Secondo Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia invece serve ritornare a difendere la nazione: “Torniamo al voto per dare all’Italia un governo sovranista”.

Giorgia Meloni ha affidato alla stampa il suo pensiero dichiarando: “Serve un governo che abbia come priorità la difesa dei confini e dell’economia italiani, la riduzione delle tasse e il sostegno a chi crea posti di lavoro”. 

Fare una valutazione della situazione è molto complesso: da una parte non si sente nessun mood di comprensione e di volontà di retrocedere da parte degli interessati, che hanno espresso intenzione di divorziare, a spada tratta, dall’altra però non emergono grandi illuminanti scenari alternativi a quelli attuali.

Certamente l’accusa del Premier Conte a Salvini di “capitalizzare” il risultato suona male. Chiaro è che da una parte questa crisi sarà il Cavallo di Battaglia dei 5 stelle che potranno dichiarare di essere stati delusi e derisi, ma dalla parte dei leghisti ci sarà la possibilità di accusare di opportunismo e di “mandato zero”.

Ennesimo scontro? Tutto in mano per l’ennesima volta al Presidente della Repubblica che, auspichiamo, non ci mandi in Unione Europea con la Bozza finanziaria senza un Governo adeguato per rispondere agli interessi dei cittadini italiani, non sarebbe mai accaduto. E’ come sedersi nudi su un nido di formiche.

Il sospetto di tutto questo fracasso è che ci siano stati troppi frenetici attacchi personali, durante questi ultimi giorni, ai protagonisti della nostra storia italiana. Questo è maniacale e deprecabile, un disonore. Politicamente – invece – l’esperienza del “contratto di Governo” ha dimostrato che la nostra politica è troppo lenta e surreale. Sicuramente un’occasione sprecata e una certezza in più: l’Italia ha bisogno di lavoro, stabilità e di rispetto, reciproco. E meno livore verso chi ha successo.

A cura di Martina Cecco